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Riportare l'armonia con il Rolfing: intervista a Peter Schwind

Riportare l'armonia con il Rolfing: intervista a Peter Schwind
Peter Schwind, Rolfer® e insegnante di Rolfing®, racconta in un'intervista i principi chiave dell'Integrazione Strutturale: Fascia, Gravità e serie delle 10 sessioni.

Cosa succede quando chiediamo direttamente a chi insegna Rolfing® da una vita di spiegare come funziona davvero questo metodo?

Lo spiega Peter Schwind, Rolfer®, omeopata e insegnante internazionale di Rolfing®, autore del libro "Il corpo in linea con il Rolfing®", nell'intervista pubblicata sul blog di Edizioni Mediterranee.

Il filo conduttore di tutta l'intervista è il dialogo tra il corpo e la Gravità: quando questo dialogo si interrompe, la struttura ne porta il segno.

Schwind individua nella sedentarietà — le lunghe ore passate seduti al computer o alla guida, senza pause di movimento — uno dei fattori che più incidono sull'allineamento del corpo. A questo si aggiunge il peso dei traumi, sia meccanici che psicologici: anche un piccolo incidente, spiega, può riorganizzare l'intero assetto corporeo, così come un carico emotivo protratto nel tempo può deformarlo. In alcuni casi, precisa, intervengono anche condizioni genetiche come la scoliosi.

Cosa comporta lavorare sui sistemi fasciali e la serie delle 10 sessioni?

Descrivendo il metodo, Schwind sottolinea come il Rolfing® lavori con delicatezza ma in profondità su tutti i sistemi fasciali del corpo, attraverso la serie delle 10 sessioni ideata da Ida Rolf. Ogni seduta, racconta, ha un obiettivo strutturale preciso: la prima libera il respiro, la seconda lavora sulla tensione fasciale delle gambe e sul suo legame con schiena e collo, la settima si concentra sulle tensioni intorno alla mascella e sul suo ponte con collo e spalle. Il percorso resta comunque unico per ogni persona: lo scopo è condiviso, ma il modo di raggiungerlo cambia da corpo a corpo.

Un passaggio centrale riguarda la lettura del corpo: prima ancora di trattare, il Rolfer osserva come la persona si siede, cammina, sta in piedi, per riconoscere le tensioni in conflitto con la Gravità.

Schwind porta un esempio concreto — un bacino costantemente inclinato all'indietro appiattisce la colonna lombare e mette sotto compressione le vertebre lombari, un meccanismo che unito alla Gravità può generare problemi anche seri. È attento però a marcare un confine chiaro: il Rolfing® può essere una misura preventiva efficace, ma non sostituisce un trattamento medico quando serve, chirurgia inclusa. I segmenti corporei, aggiunge, restano solo un punto di partenza semplificato: il lavoro reale avviene con gli spazi e i fluidi interni, non con blocchi rigidi.

La Fascia, organo della forma

Uno dei momenti più densi dell'intervista riguarda la Fascia. Schwind la descrive come il tessuto che avvolge muscoli e organi, ma che svolge anche un ruolo nella distribuzione dei fluidi e nel sostegno ai sistemi immunitario ed endocrino. Richiama la definizione di Ida Rolf, che la considerava l'organo della forma — ciò che determina il nostro aspetto e il nostro modo di muoverci. Un dato che riporta colpisce particolarmente:

l'80% delle terminazioni nervose sensoriali si trova nella Fascia, contro il 20% nelle fibre muscolari.

È su queste terminazioni che agisce il Tocco Rolfing, attivando i collegamenti tra i tessuti e il sistema nervoso — un meccanismo, sottolinea Schwind, che oggi sappiamo essere molto più complesso del semplice "allungamento" della Fascia a cui si pensava in passato.

Alla domanda se tutto parta da piedi e caviglie, Schwind risponde con una distinzione: per alcune persone sì, per altre no, ma piedi e gambe restano comunque centrali — assorbono più della metà del tempo dedicato alla serie base, e coinvolgono non solo la Fascia ma anche legamenti e membrane profonde. Racconta un ricordo personale, da un corso di dissezione anatomica, in cui un professore si chiedeva perché gli osteopati non lavorassero di più sulle gambe per risolvere problemi alla schiena — un'osservazione che, dice, tutti i presenti compresero al volo. Pur riconoscendo che Ida Rolf considerava il lavoro sulle gambe la parte fondamentale del proprio metodo, Schwind indica come elemento ancora più importante il fatto che il sistema fasciale collega tra loro tutti i sistemi dell'organismo.

Simmetria relativa, non assoluta

Alla domanda su quale articolazione determini la simmetria del corpo, Schwind risponde: l'anca, su cui si concentra gran parte del lavoro fin dalla prima sessione. Ma la simmetria a cui si mira, precisa, è solo relativa — l'equilibrio conta più della simmetria perfetta, che nel corpo umano non esiste davvero: i due muscoli psoas non sono mai identici, gli organi nemmeno, e persino gli emisferi cerebrali si trovano in posizioni leggermente diverse tra loro.

Schwind, infine, distingue con chiarezza struttura e postura.

  • La postura, spiega, è più superficiale e spesso corrisponde a un atteggiamento che si corregge con un lavoro di movimento intelligente.
  • La struttura, invece, è più profonda: è il modo in cui ci muoviamo, plasmato dalle nostre emozioni dominanti e dalla nostra storia personale, e porta sempre l'impronta della nostra dimensione interiore — pur precisando che, come Rolfer, non si svolge un ruolo da psicoterapeuti. 

Quella di Peter Schwind è una lettura che vale la pena affrontare per intero: tocca il rapporto tra corpo e Gravità, il ruolo della Fascia, la logica della serie delle 10 sessioni e il legame tra struttura e vissuto emotivo con una precisione che poche sintesi possono restituire davvero. L'intervista completa è disponibile sul blog di Edizioni Mediterranee. 

LEGGI l'INTERVISTA INTEGRALE QUI




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