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Associazione Italiana Rolfing® - Integrazione Strutturale Rolfing®
Associazione Italiana Rolfing® - Integrazione Strutturale Rolfing® - Rolfing®: armonia ed equilibrio nella struttura corporea attraverso il tocco e l'educazione al movimento. Integrazione Strutturale, Postura , Benessere, Fascia
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Partire dal sintomo per arrivare al miglioramento della performance Un corpo rigido, dolorante, stanco, e la voglia di allenarsi che diminuisce. Sono sensazioni che gli sportivi professionisti conoscono bene: derivano dall’eccesso di sport e minano alla base la possibilità di ottenere risultati ma anche di divertirsi nella pratica sportiva. Intervenire, però, è sempre possibile. “Ho lavorato con moltissimi atleti – spiega Lucia Isabella Grazioli, Rolfer™ di Brescia – maratoneti, saltatori, che si sono rivolti a me per risolvere problemi fisici, dolori, tendiniti, contratture dovute all’eccesso di sport. Ma non è intervenendo sul singolo problema che si ottiene il risultato voluto. Il sintomo, il dolore, è semplicemente il messaggio che il corpo manda, per dirti che devi fermarti e intervenire”. In molte specialità sportive, anche olimpioniche, la risposta a queste sensazioni è un lavoro profondo sulla fascia, un intervento che non solo toglie il dolore, ma migliora sensibilmente la performance. “Sono sempre di più gli atleti di alto livello che si rivolgono al Rolfing – continua – perché la sua pratica si basa su solide basi scientifiche e permette di ridare elasticità alla fascia. La fascia è ricca di recettori, se non è elastica non permette ai muscoli di lavorare come dovrebbero. Quando è rigida è come avere addosso una tuta di acciaio: come può il muscolo dare il meglio di sé? Intervenire sulla fascia porta il corpo lavorare in modo ottimale, senza dolori e a tutti i livelli, migliorando così le prestazioni atletiche e facendo tornare la voglia e il piacere di fare sport”. Interviste by Press Sas
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"Un percorso di riabilitazione fisioterapico è importante per ogni atleta professionista in fase di recupero da un infortunio, ma la pratica meno nota del Rolfing® potrebbe assolvere a ciò che il medico ha prescritto." Così asserisce Dee O’Keeffe in un interessante articolo pubblicato su www.independent.ie il 24 ottobre Maggiori informazioni e articolo completo qui: https://rolfing.org/could-rolfing-give-you-a-marathon-edge/ Fonte: European Rolfing® Association
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L’esperienza personale vissuta durante le dieci sedute di rolfing è stata meravigliosamente positiva. La curiosità e i dubbi nei confronti di qualcosa conosciuta per passaparola e poi letta su alcuni siti internet, si è trasformata in qualcosa di unico mai provata prima che ha cambiato in meglio non solo il mio stato di salute fisico ma anche psicologico. E' trascorso ormai un anno dall’ultima seduta eppure difficilmente scordo cio’ che ho provato. Sono rimasto sorpreso quando alla prima seduta dopo aver conosciuto il mio rolfer abbiamo scattato delle foto per vedere il mio modo di stare in piedi e subito dopo la fine di quest’ultima sembravo un’altra persona, più alto, più dritto: avevamo lavorato solamente sulla respirazione ma la sensazione era come se le sue mani sprofondassero nel mio corpo. La seconda seduta è stata quella che ha dato la svolta in positivo al mio stato di salute (trauma al ginocchio). Il mio rolfer ha lavorato alle articolazioni della gambe, ginocchia e caviglie. La seduta è stata un po’ fastidiosa e dolorosa andando via a fine seduta molto scoraggiato. Qualche giorno dopo, senza rendermene conto, salivo le scale senza sedermi sugli scalini e addirittura mi sono sorpreso qualche settimana dopo a salire in corsa le scale per rispondere al telefono. Erano cambiate le mie risorse in modo silenzioso mentre svolgevo le mie azioni e le mie abitudini quotidiane. La terza seduta seduta è stata svolta in posizione laterale ed è servita per mettere in connessione prima e seconda seduta. La quarta seduta è stata svolta anche qui sulle gambe ma anche sul bacino ed il risultato notato dopo la seduta e dopo giorni è stato vedere o meglio sentire i miei miglioramenti. Sentivo leggero il mio passo durante il cammino e non sentivo più tensione alla schiena standomene tanto in piedi. Non ho ben chiaro il ricordo della quinta seduta. Nella sesta seduta, ricordo il lavoro svolto sul bacino le parole del rolfer sono state quelle di far respirare il bacino, oggi direi che lo scopo della sesta seduta è stata quella di lavorare sull’osso sacro e le sue relazioni con l’iliaco e il coccige e la parte superiore ed inferiore del corpo, e quindi il termine “far respirare il bacino” voleva dire che durante la respirazione il movimento della gabbia toracica e della colonna vertebrale si propagasse sul bacino e parti connesse come se fosse un’onda. La settima seduta, occupandosi della testa, collo e articolazione temporo-manibolare la ricordo in modo particolare in quanto, oltre ad aiutare il mio corpo a stabilizzarsi sempre più, è quella che coinvolge più da vicino la mia professione di odontoiatra. Problemi tra collo, torace e testa sottoforma di tensioni vengono trasferiti all’articolazione temporo mandibolare. In questa seduta si provvede a lavorare sulle fasce dei muscoli temporali in modo da metterli in equilibrio bilanciandoli a destra e sinistra. Ottava, nona seduta, cosi come la decima sono servite come chiusura a ciò che abbiamo lavorato nelle sedute precedenti.
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Benvenuta Primavera... Sapevi che grazie al Rolfing® puoi respirare senza sforzo e liberamente! L'Integrazione Strutturale Rolfing® può aiutare a respirare con maggiore facilità e profondità. Molto spesso, i tessuti miofasciali del torace e della cintura scapolare sono così accorciati che le costole non possono muoversi liberamente durante la respirazione. Lavorando sulla mobilità della gabbia toracica, i Rolfers® si assicurano che il respiro possa diffondersi in tutto il corpo. Questo meraviglioso nuovo modo di respirare liberamente è un'esperienza speciale per molti clienti. Trova il Rolfer più vicino a te CLICCA NEL LINK SOTTO: TROVA UN ROLFER
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È un metodo olistico che mira a riorganizzare la struttura corporea nel campo gravitazionale attraverso il tocco e l'educazione al movimento. L'obiettivo è stabilire armonia ed equilibrio nel sistema miofasciale, migliorando la postura e la fluidità delle azioni quotidiane. Perché il percorso standard prevede 10 sedute? Il "ciclo delle dieci" è un vero e proprio metodo — un percorso che permette di esplorare l'intero territorio corporeo, partendo dagli strati più superficiali per raggiungere quelli profondi. Ogni seduta ha obiettivi specifici, concatenata a quella precedente (che completa) e a quella successiva (a cui apre la porta). Solo lavorando in questa maniera il corpo ritrova la capacità di adattamento e di integrazione nella gravità. Il Rolfing è un tipo di massaggio? No. A differenza del massaggio, il Rolfing ha un progetto che non si focalizza su singoli territori per "decontratturarli". Il rilassamento è un effetto non ricercato ma spesso riportato dai clienti. L'obiettivo è migliorare l'allineamento dei segmenti corporei affinché la gravità ritrovi il proprio modo di fluire lungo la struttura, iniziando ad esprimere anche la sua funzione di sostegno. Cosa significa "Integrazione" per un Rolfer™? Significa riportare ordine nel sistema nella sua interezza. Il Rolfer non tratta i sintomi, piuttosto li usa per comprendere dove il sistema ha iniziato a manifestare il risultato di un sovraccarico. Un corpo ben integrato è visibile ad esempio durante la camminata, dove tutti i segmenti collaborano in un movimento controlaterale fluido e senza sforzo. Cos'è il Rolf Movement™? È una specializzazione del metodo che educa il cliente a riconoscere le proprie abitudini motorie. Attraverso la consapevolezza percettiva si ricercano nuove opzioni di movimento, ovvero modi più integrati, economici e funzionali (ed espressivi) di camminare, respirare e abitare lo spazio quotidiano. Perché la gravità è considerata "il terapista"? Perché un corpo allineato smette di lottare contro la forza di gravità e inizia a ricevere da essa un sostegno energetico ("rebound"). La gravità diventa così una forza nutriente che rinforza e sostiene la struttura invece di logorarla. Qual è il ruolo della Fascia nel metodo? La fascia è considerata l'organo della forma; la ricerca scientifica più recente la riconosce anche come il più esteso organo senso-percettivo del corpo. Il Rolfer agisce su questa rete di tessuto connettivo per liberare le restrizioni e favorire una migliore comunicazione funzionale, strutturale e percettiva tra le diverse parti del corpo, sostenendo un'organizzazione più fluida del movimento. È vero che il Rolfing è doloroso? Le tecniche contemporanee sono molto diverse rispetto agli approcci degli anni '60. L'intensità del tocco viene sempre modulata in base alla sensibilità della persona e condivisa nel rispetto dei suoi confini e del suo comfort. In alcuni momenti possono emergere sensazioni più intense, che vengono ascoltate come indicazioni utili per comprendere dove il corpo mantiene schemi di tensione o protezione. Cosa succede se smetto dopo poche sedute? Ogni seduta può portare cambiamenti significativi e una maggiore consapevolezza del proprio modo di organizzarsi nel corpo. La serie completa segue una logica progressiva pensata per accompagnare un processo di integrazione più ampio e duraturo. Interrompere il percorso non annulla i benefici già emersi, ma può limitare la possibilità di consolidare nel tempo nuove modalità di postura, respiro e movimento, poiché anche l'evoluzione del lavoro si blocca quando trova restrizioni non risolte. Scienza e Ricerca Come influisce la gravità sullo sviluppo delle cellule? La gravità rappresenta uno stimolo costante anche per le cellule. Attraverso il proprio citoscheletro le cellule percepiscono e si adattano alle forze meccaniche del corpo. Le ricerche in microgravità mostrano che, in assenza di questo stimolo, possono modificarsi la loro organizzazione interna e alcune funzioni biologiche. Quali sono gli effetti del trattamento sulla microcircolazione? In uno studio clinico condotto sulla fascia toracolombare è stato osservato un aumento temporaneo della microcircolazione locale, fino al 48,7% a distanza di un'ora dal trattamento manuale miofasciale. Questo dato suggerisce un possibile supporto ai processi di perfusione e scambio metabolico dei tessuti. Cosa succede alle cellule immunitarie in assenza di gravità? Studi condotti in condizioni di microgravità hanno osservato che alcune cellule immunitarie possono modificare la propria organizzazione interna, in particolare a livello del citoscheletro e dei filamenti di actina. Questi cambiamenti possono influenzare la loro capacità di movimento e di risposta agli stimoli, suggerendo una possibile riduzione dell'efficienza della risposta immunitaria. Come agisce lo stretching fasciale sull'infiammazione? Ricerche su modelli animali indicano che lo stretching dei tessuti connettivi può accelerare la risoluzione dell'infiammazione e ridurre la fibrosi. Questo suggerisce che il lavoro manuale sulle fasce possa avere un ruolo attivo nella modulazione dei processi riparativi. document.querySelectorAll('.air-faq-trigger').forEach(function(trigger) { trigger.addEventListener('click', function() { var expanded = this.getAttribute('aria-expanded') === 'true'; var bodyId = this.getAttribute('aria-controls'); var body = document.getElementById(bodyId); this.setAttribute('aria-expanded', !expanded); body.classList.toggle('is-open', !expanded); }); }); function airFaqSetAll(open) { document.querySelectorAll('.air-faq-trigger').forEach(function(trigger) { var bodyId = trigger.getAttribute('aria-controls'); var body = document.getElementById(bodyId); trigger.setAttribute('aria-expanded', open); body.classList.toggle('is-open', open); }); } document.getElementById('air-faq-open-all').addEventListener('click', function() { airFaqSetAll(true); }); document.getElementById('air-faq-close-all').addEventListener('click', function() { airFaqSetAll(false); });
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Da quando L'Associazione Italiana Rolfing® è stata ufficialmente riconosciuta dal Ministero dello Sviluppo Economico (MISE) come associazione idonea al rilascio dell'attestazione di qualità e di qualificazione professionale per i propri soci, la professione Rolfer™ è ancor più una concreta opportunità di crescita e sviluppo professionale. Grazie a Formazione Rolfing® Italia è possibile formarsi come Rolfer™ o intraprendere percorsi di approfondimento specialistico ideali per tutti i bodyworker. Illustri docenti uniti ad un ampio parco corsi e seminari permette di offrire il miglior panorama formativo di sempre in ambito di integrazione strutturale e lavoro corporeo. Maggiori informazioni qui
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Come cambia il corpo dopo un ciclo di sedute di Rolfing? Un nuovo studio pubblicato sul Journal of Clinical Medicine (Schleip et al., 2025) ha cercato di rispondere a questa domanda,e ha rilevato chiari miglioramenti nella mobilità, nell’equilibrio e nella funzione respiratoria. Più spazio per il movimento e la respirazione Nel corso di oltre vent’anni sono stati raccolti i dati di 563 partecipanti, tutti sottoposti al classico ciclo delle 10 sedute di Rolfing® Integrazione Strutturale. Prima e dopo il trattamento, sono stati effettuati test sulla mobilità di anche e ginocchia, misurata la simmetria del tronco e registrata l’espansione toracica durante la respirazione. Il risultato è stato sorprendente. Come riportano i ricercatori: “Tutti i parametri hanno mostrato miglioramenti statisticamente significativi dopo l’intervento.” Il Rolfing® lavora con la fascia, il tessuto connettivo che attraversa l’intero corpo. Quando la sua elasticità o coordinazione cambiano, questo può influenzare la postura, la respirazione e la mobilità. Lo studio discute diversi possibili meccanismi, che spaziano dal miglior scorrimento fasciale ai cambiamenti del tono muscolare e della consapevolezza corporea. I cambiamenti più evidenti sono stati osservati in tre aree: Maggior mobilità nelle articolazioni di anche e ginocchia Riduzione delle asimmetrie del tronco Espansione più completa del torace durante l’inspirazione profonda “Le Dieci sedute di Integrazione Strutturale Rolfing sono state associate a miglioramenti statisticamente significativi nella mobilità degli arti inferiori, nella simmetria del tronco e nella mobilità toracica respiratoria.” L’analisi è stata retrospettiva e condotta senza gruppo di controllo, il che significa che non è possibile stabilire con certezza un nesso causale. Tuttavia, l’ampio set di dati offre stimoli preziosi per ulteriori ricerche. Gli autori riassumono: “Questi risultati supportano il ruolo dell’Integrazione Strutturale nell’affrontare disfunzioni posturali e di mobilità attraverso una mobilizzazione orientata alla fascia.” Lo studio suggerisce che il Rolfing® può contribuire a migliorare la mobilità, equilibrare il corpo e favorire la funzione respiratoria. Un’ulteriore conferma scientifica per un metodo che da decenni viene applicato con successo nella pratica e nella formazione. LEGGI LO STUDIO Fonte: European Rolfing Association - Autore Sabine Becker Studio: Robert Schleip, Helen James, Dr. Katja Bartsch, Eric Jacobsen, David Lesondak, Marilyn E. Miller (2025): “Influence of Rolfing Structural Integration on Lower Limb Mobility, Respiratory Thorax Mobility, and Trunk Symmetry: A Retrospective Cohort Study”, Journal of Clinical Medicine.
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Rolfer™, professionisti del settore, stampa e semplici curiosi: sono stati molti quelli sabato 1° ottobre hanno riempito la Sala Conferenze della Fiera di Ferrara, per partecipare al congresso internazionale sul Rolfing® S.I. dal titolo “Una visione pionieristica del funzionamento del corpo umano nel campo della gravità e nell'uso della fascia”. A partire dalle ore 10.00 si sono alternati sul palco alcuni dei Rolfer Italiani e all'evento ha partecipato in videoconferenza anche il Dr. Robert Schleip, autentico luminare negli studi sulla Fascia. Ecco una sintesi degli interventi principali. Ad aprire il congresso è stata Daniela Donati, presidente di Associazione Italiana Rolfing, con i saluti di rito ai partecipanti e a chi ha permesso all’intera fiera EDENICA di svolgersi, il collega e Rolfer, Andrea Brighi.. Il secondo intervento è stato quello dell'insegnante internazionale di Rolfing, Pierpaola Volpones, che ha narrato la vita di Ida Rolf in modo appassionato ed appassionante, intrecciando il racconto di vita privata della fondatrice del Rolfing con gli incontri di altri scienziati del suo tempo, la sua personalità con l'attuale visione del corpo prevista dal Rolfing. Il Rolfer Nicola Carofiglio ha spiegato l'esperienza più 'fisica' di questa professione, raccontando e mostrando ai presenti come la percezione delle proprie mani cambia col variare della postura. L'intervento del Dr. Robert Schleip, Rolfer e ricercatore di fama internazionale nel campo della fascia, in videoconferenza, ha comunicato alla platea gli ultimi risultati delle nuove ricerche sulla fascia. I Rolfer sono stati i primi a parlare di fascia e a intuirne le straordinarie capacità. Oggi, però, il mondo della scienza ha scoperto la fascia come terreno fertile di ricerca, poiché si sono evoluti gli strumenti tecnici, ora in grado di misurare questo tessuto connettivo attraverso ecografi ad ultrasuoni di alta definizione. In tal senso, le ricerche più significative sono risultate essere quella di Langevin sull’importanza della fascia lombare e la sua correlazione al mal di schiena; quella di Schilder, che evidenzia la differenza tra dolori muscolari e fasciali; quella di Bove, che studia le aderenze nel peritoneo nei topi, con e senza 'massaggio miofasciale'. La prima relatrice delle sedute pomeridiane del Congresso è stata la fisiatra e Rolfer Giovanella Pattavina, il cui intervento ha dimostrato alcuni paralleli interessanti tra il lavoro del dott. Bates (il cui metodo insegna ad utilizzare gli occhi, la loro muscolatura e la mente stessa in modo consapevole) e quello della dott.ssa Ida Rolf. Successivamente il Rolfer Elmar Abram e il collega Rolfer e Osteopata Andrea Meynardi hanno presentato alla platea di Ferrara un metodo per aiutare musicisti affetti da distonia focale: il Musireset®, il cui inventore è lo stesso Abram. Dopo aver illustrato la tecnica, Meynardi e Abram hanno fatto raccontare al violinista Alessandro Bares la sua testimonianza. Dopo ben 15 anni in cui era stato costretto ad interrompere la sua attività, grazie al Musireset, il musicista oggi è tornato a fare concerti! Il Convegno si è concluso con il contributo di Pierpaola Volpones, che ha spiegato a fondo, grazie al racconto diretto di alcuni professionisti, perché il percorso di formazione per diventare Rolfer è così speciale. Marcel Teeuw, Rolfer™ Certificato.
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Che cos'è per te il Rolfing? Se si ponesse questa domanda a dieci persone, probabilmente ciascuna risponderebbe in modo diverso. Ci sarà chi lo definirà un modo per liberarsi da tensioni, dolori e limitazioni, chi lo avrà vissuto come un processo che rende più leggero il corpo, chi si sentirà più libero di muoversi nello spazio e cosi via. Per una Rolfer come me, questo metodo è anche e soprattutto una straordinaria occasione per tornare a dialogare con le proprie esigenze più profonde. Un'opportunità, insomma, per tornare a percepire la piacevole sensazione del sentirsi a casa, in quel luogo dove scaturiscono creatività, emozione e armonia. Per capire in che modo il Rolfing riesca a restituire questo benessere, bisogna conoscere come questa tecnica agisce sul nostro sistema motorio. Esso, per funzionare al meglio, richiede un equilibrio tra muscolatura profonda o intrinseca (ossia i muscoli 'brevi', situati vicino alle ossa) e muscolatura superficiale o estrinseca (le grandi fasce muscolari, che rivestono il corpo). Entrambe le muscolature, affinché il movimento si sviluppi in modo naturale, devono lavorare in armonia e sinergia, perché la fluidità dei gesti parte sempre dai muscoli interni per propagarsi agli altri, che saranno più impegnati quando l'azione richiederà uno sforzo maggiore. Facciamo un esempio: per camminare o respirare, l'impegno dei muscoli estrinsechi sarà minore, mentre per salire le scale o arrampicarsi il loro utilizzo sarà fondamentale. Le persone, però, nell'eseguire questa 'sequenza' mancano molto spesso di coordinazione, complice anche la diffusa debolezza nelle strutture interne e una muscolatura superficiale troppo sviluppata, troppo rigida, dura oppure non elastica. Avendo ben chiaro questo quadro d'insieme, il Rolfer si pone l'obiettivo di restituire equilibrio e coordinazione fra sistema intrinseco e estrinseco, riportando tono e funzionalità nelle strutture profonde che tornano a essere protagoniste nella postura, quasi come fossero dei 'direttori d'orchestra' del movimento. Contemporaneamente, il Rolfer lavora sul cliente per creare elasticità laddove si sono accumulate le tensioni. Da questa armonia, nascerà l'equilibrio specifico dell'individuo. Se riportiamo tutto ciò alla nostra struttura psicologica troviamo sorprendenti analogie. Dobbiamo pensare che la struttura interna è il nostro autentico sentire, la nostra natura, il nostro carattere, mentre quella esterna rappresenta il nostro ego, quel guscio attraverso il quale ci rapportiamo al mondo e che, inevitabilmente, risente della fragilità della nostra parte profonda. Più questa è debole, più avremo bisogno di costruire difese per non far trasparire le paure e le insicurezze che sono in ognuno di noi. Queste fragilità nascono da lontano: fin da piccoli si viene rimproverati, magari per delle semplici e naturali imperfezioni, e questo ci induce a vergognarci delle nostre debolezze. E, a questo punto, iniziano i guai: cominciamo a nasconderci, ad innalzare difese, ad ispessire questa nostra 'maschera' perdendo il contatto con le nostre emozioni. Tutto questo, a livello psicologico, si traduce in tanta fatica e tanta sofferenza. Proprio come gli irrigidimenti mio-fasciali creano tanto dolore e difficoltà di movimento. Ma allora qual è la soluzione a questi conflitti? Diciamo che se una muscolatura profonda e attiva crea il presupposto per una efficace attività di tutto il sistema motorio, un funzionamento armonioso tra esterno e interno, tra essere e apparire, rappresenta il miglior modo per vivere le relazioni sociali. Ecco allora che allentare dolcemente le tensioni mio-fasciali con il Rolfing diventa un po' come abbattere questi muri ed ammorbidire queste difese. Il compito di noi Rolfer è infatti proprio questo: creare una stretta collaborazione tra strutture profonde e strutture di superficie, per ripristinare questo dialogo con la nostra parte più autentica e tornare a vivere meglio. di Angela Biancalani, Certified Advanced Rolfer™
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Ho fatto le prove di quintetto e non ho avuto alcun problema alla spalla. Ho suonato benissimo... e ho sentito la mano più libera Eseguire gesti ripetuti, senza la consapevolezza di poter affinare il dialogo che il nostro corpo ha con la gravità, può causare rigidità, problemi cronici, affaticamento e limitazioni. Il Rolfing® quando applicato a musicisti, migliora le performance e permette di affrontare rapidamente i percorsi di recupero. Ecco la testimonianza audio di una Violinista professionista dopo le sue sedute con la nostra Eleonora Celli, certified Rolfer in Rimini. VAI ALLA TESTIMONIANZA Eleonora Celli, scrive: "Un esempio di come il tocco attento del Rolfing, che agisce sull'organo della forma corporea (interstizio), e l'educazione all'ascolto consapevole del movimento, riesca a rendere più fluido il movimento nell'intera persona, integrando il gesto artistico, con risultati che portano al miglioramento delle performance artistiche e al migliore utilizzo dell'energia psicofisica." Fonte: movely.it Rolfer: Eleonora Celli - Certified Rolfer e Presidente di Formazione Rolfing Italia
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Con tocchi e pressioni graduali si ristabilisce l'equilibrio strutturale, contrastando stress e disturbi vari Pierpaola Volpones - Rolfer™ e Insegnante internazionale di Rolfing Questo mese il noto mensile Viversani e Belli dedica un approfondimento al Rolfing a cura di Chiara di Paola, la quale ha intervistato Pierpaola Volpones, Rolfer™ e Insegnante internazionale di Rolfing® e Rolf Movement® di Rimini. Pierpaola spiega alla giornalista come e perchè il Rolfing® sia diverso da un tradizionale massaggio, in quanto insegna ad ascoltare e ad assecondare il proprio corpo e a mantenere un benessere duraturo e generalizzato. Una pratica olistica sempre più diffusa in Europa che si fonda sul principio che "ogni corpo è intelligente" ovvero registra e organizza tutti gli stimoli che esso riceve. Grazie alla manipolazione profonda (sulla Fascia), l'articolo evidenzia i reali benefici del metodo e come esso agisca a 360° sul corpo umano. Una nota particolare sul come ogni "Percorso Rolfing" sia su strutturato a misura del cliente e in esso agisce in modo esclusivo e personale risolvendo in modo duraturo i fastidi e dolori di ogni giorno. In allegato le immagini dell'articolo per una lettura online. Un ringraziamento particolare a Chiara di Paola per aver acceso ancora una volta, i riflettori su questa disciplina sempre più diffusa e a Pierpaola Volpones per l'impegno e la dedizione che ogni giorno dona a questa pratica.
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Ida Paulina Rolf Il Rolfing deve la sua nascita a Ida Pauline Rolf. All'età di 20 anni circa Ida Rolf si diplomò al Barnard College di New York, e a 25 anni ottenne il PhD in Biochimica al "College of Physicians and Surgeons" presso la Columbia University. Nei sette anni successivi lavorò presso il rinomato Rockefeller Institute for Medical Research dove ottenne - cosa insolita per una donna a quel tempo - la posizione di Professore Associato. Dalla pratica dello Yoga, e grazie alla sua formazione scientifica, la Rolf sintetizzò un metodo che chiamò "Integrazione Strutturale". Dedicò il resto della sua vita a insegnare e trasmettere questa tecnica che più tardi prese il suo nome, "Rolfing".
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Riallineare il corpo con il Rolfing Nel numero di luglio della rivista Terra Nuova è stato pubblicato un bellissimo focus sul Rolfing, il metodo di lavoro corporeo che agisce sul tessuto della fascia per ripristinare una postura corretta e migliorare l'elasticità dei movimenti, oltre a ridurre dolori e fastidi. Inoltre, grazie alla collaborazione tra Terra Nuova e E Veggie Channel, è stata realizzata una video intervista Maria Cristina Crivellari (sotto) Terra Nuova, fondata nel 1977, è un mensile ecologico stampato al 100% su carta riciclata. Con una distribuzione di circa 23.000 copie mensili e oltre 10.000 abbonati, rappresenta uno strumento insostituibile di controinformazione per chi desidera migliorare la propria vita. Gli argomenti trattati spaziano dall'alimentazione e medicina naturale, all'agricoltura biologica e biodinamica, permacultura, maternità e infanzia, bioedilizia, ecovillaggi, ecoturismo, consumo critico, energie rinnovabili e molto altro ancora. Essere presenti su questo mensile è per l'intera comunità del Rolfing® una grande soddisfazione e motivo di orgoglio. Un ringraziamento speciale va ai rolfers Marcel Teeuw, Simone Costa e Maria Cristina Crivellari per il prezioso contributo nella divulgazione del Rolfing e dei suoi benefici. Maggiori Informazioni qui: https://www.terranuova.it/Il-Mensile/OltreLePagine.-Riallineare-il-corpo-con-il-Rolfing Per acquistare copia digitale cliccare qui: https://www.terranuovalibri.it/ebook/dettaglio/terra-nuova-luglio-agosto-2024-ebook-9788866819585-236822.html
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Jennifer-Lynn Crawford ha iniziato la danza classica a 16 anni, un'età che nel mondo del balletto professionale viene considerata tardiva. Mentre molte sue coetanee erano già negli organici delle compagnie, lei muoveva i primi passi in classi con tredicenni. L'amore per il movimento era totale, ma la formazione professionale ha lasciato un segno profondo sul suo sistema, su più livelli. Le è stato trasmesso, in modo radicato, che la sua forma fisica fosse "inadeguata" e troppo rigida — priva di quella lassità tissutale comune a molte persone attratte dal balletto, così come delle articolazioni dell'anca che ne facilitano la pratica. L'approccio didattico rigido della scuola che ha frequentato non ha favorito lo sciogliersi di questa corazza protettiva profonda. Anzi, ha generato una domanda destabilizzante: come può qualcosa di così necessario, come danzare, risultare così stressante per il corpo? Il corpo come "oggetto problematico" Anche dopo il passaggio dal balletto alla danza contemporanea, Jennifer-Lynn è rimasta la persona "sempre infortunata". Ha provato diversi percorsi terapeutici, ma è rimasta a lungo in un modello che trattava il corpo come un insieme di parti isolate da correggere — un approccio che non si traduceva in benefici concreti durante la danza. Anche da professionista affermata, la sua relazione con il corpo restava distante: percepito come qualcosa da monitorare costantemente per restare "in forma", più che da abitare pienamente — nonostante il bisogno di connessione che il movimento le dava ogni giorno. Il Rolfing® apre nuove porte sensoriali Cinque anni dopo, Jennifer-Lynn ha sperimentato per la prima volta il Tocco Rolfing. Anche se non ha provato da subito la profondità di connessione che oggi riconosce nel lavoro con un Rolfer®, il suo sistema era così radicato nell'idea del corpo come oggetto e ostacolo che è stato un piccolo miracolo che la prima sessione abbia comunque aperto qualcosa. Attratta dalle possibilità che intuiva nel metodo, ha letto il libro di Ida Rolf e approfondito altre discipline somatiche. Un percorso entusiasmante e insieme spaesante: ha cominciato ad aprire porte verso sensazioni che le sue tensioni abituali avevano tenuto chiuse per anni. La prima serie delle 10 sessioni ha lasciato un'impronta sufficiente per innescare un cambiamento lento ma profondo. Il Rolfing® insegna la stabilizzazione periferica Secondo Jennifer-Lynn, i Rolfer® con esperienza nel mondo della danza hanno una capacità particolare di entrare in relazione con i professionisti del movimento. Racconta un momento di formazione in cui, durante una sessione base, le venne chiesto di "trovare la propria periferia" — un'indicazione che la spiazzò completamente, perché era già così orientata verso l'esterno da non riuscire a comprendere cosa significasse essere "focale". In altri percorsi terapeutici, dettagli come l'orientamento nello spazio, il supporto e i vettori di movimento semplicemente non entravano nella conversazione sul cambiamento. Questa dimensione percettiva, così intrinseca al suo mestiere, l'ha scoperta cognitivamente solo grazie a insegnanti di Rolfing chiari, competenti e compassionevoli. Scoprire l'intera gamma delle proprie capacità Nel mondo della danza — classica, contemporanea o commerciale — gran parte dell'informazione corporea viaggia attraverso un vocabolario centrato sull'estetica. L'informazione percettiva che sta alla base del movimento spesso non viene mai resa esplicita. Molte persone che danzano non conoscono l'intera gamma delle proprie capacità, ancor prima di considerare le richieste performative di certe forme di danza. È qui che il Rolfing® si rivela un dono per chi si muove professionalmente: aiuta a comprendere perché un semplice invito a "stare in piedi" possa risultare straordinariamente complesso, come il sistema nervoso risponda con rapidità sorprendente all'essere osservati da un professionista (mai sottovalutare il potere di una presenza compassionevole per chi si esibisce), e come il sistema risponda in modo significativo a un tocco, una sensazione o un'immagine scelti con precisione e competenza. L'intuizione sensoriale affinata dai Rolfer® Jennifer-Lynn descrive il Rolfing® come la possibilità di abitare ed esplorare la propria struttura fisica, in relazione costante con orientamenti percettivi, ambiente e dinamiche relazionali. Sottolinea come i Rolfer® con esperienza di performer possano sostenere la capacità di sentire — non semplicemente supporre — ciò che un sistema nervoso allenato e aperto è in grado di percepire. Questa sicurezza nella propria intuizione sensoriale, racconta, le è stata trasmessa proprio da professionisti capaci di riconoscerla — dopo anni in cui altri specialisti le avevano detto che "non era possibile" sentire ciò che sentiva durante le manipolazioni. Quando il proprio sistema entra in dialogo con un Rolfer® compassionevole e accogliente, è come un bagno caldo per il sistema nervoso e i tessuti: un modo per ritrovare la strada di casa, lasciando che tutta quell'informazione venga finalmente accolta. Il mondo della danza richiede moltissimo, e gran parte dell'identità professionale di chi lo abita è legata a ciò che si sente e a ciò che si riesce a trasmettere attraverso il proprio corpo. Per questo è essenziale sentirsi accolti, per lasciare andare parte dello 'sforzo' e trovare spazio per il prossimo passo — in dialogo con la Gravità, in ascolto del proprio corpo come soggetto attivo del cambiamento. Fonte: Articolo originale "As a professional dancer, Rolfing® has helped me inhabit my body", pubblicato sul sito dell'European Rolfing Association (ERA) Autrice: Jennifer-Lynn Crawford, danzatrice professionista — Regno Unito Editing originale: Sabine Becker Foto: Camilla Greenwell, David Lindsay, Grace Gelder Adattamento e traduzione: Associazione Italiana Rolfing® (AIR)
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C'è una parte del nostro corpo che può rappresentare la soluzione ideale per risolvere i problemi articolari e migliorare le prestazioni sportive delle persone: si tratta della Fascia muscolare, quel tessuto connettivo che si irradia per tutto il nostro corpo e che è dotato di una straordinaria potenza, molto spesso sottovalutata. Negli ultimi decenni, però, medici, biologi e fisioterapisti hanno iniziato a studiarla a fondo, comprendendone l'enorme valore per la nostra salute. Ma come è composta la Fascia ed in che modo si irradia nel nostro corpo? Esistono varie 'reti', connessioni e catene di tessuto connettivo. Vediamone insieme le principali: 1) La rete delle fasce addominali La rete delle fasce addominali è composta da tre strati: uno verticale - che va dallo sterno al pube -, uno diagonale e uno orizzontale. 2) La connessione del petto con il braccio All'interno dell'avambraccio esiste una catena mio-fasciale, che attraversa il gomito e i bicipiti, per poi connettersi ai pettorali e allo sterno. 3) La catena che attraversa arco plantare, adduttori e pavimento pelvico Questa catena corre dall'arco del piedi, attraverso gli adduttori, e arriva al pavimento pelvico. In questo modo rafforza l'articolazione del ginocchio. 4) La catena spalle-gomito Essa corre dalla parte esterna del braccio ed è connessa con il deltoide, alcuni parti del trapezio, il collo e la spina dorsale. 5) La fascia della coscia Questa Fascia corre dal bacino e arriva fino sotto il ginocchio. 6) Catena dorsale diagonale Questa complessa catena collega la parte superiore con la parte inferiore del corpo. Corre dal gluteo fino ad arrivare al grande dorsale e viene ricoperta da una fascia che si estende su tutto il dorso. 7) La Rete Il tessuto connettivo percorre tutto il corpo. Dove si addensa, forma catene che connettono varie parti del corpo, inclusi muscoli e ossa. Ricerca scientifica e Fascia: il parere degli esperti. Tra i massimi esperti mondiali sulla Fascia c'è il Dr. Robert Schleip, biologo, ricercatore e direttore della Fascia Research Group alle Università di Ulm, in Germania. Schleip chiama il tessuto connettivo “l'organo Cenerentola”, perché per centinaia di anni questa struttura è rimasta ignorata dalla ricerca, pur occupando ben il 20% del volume del corpo umano. Schleip si è avvicinato alla Fascia quando lavorava come Rolfer, professione che lo aveva portato a scoprire gli incredibili risultati che si riuscivano ad ottenere lavorando su questo tessuto connettivo. Agli inizi dei suoi studi, per la medicina la Fascia era quasi considerata un 'fastidio': “nei corsi di anatomia – spiega lo studioso - i dottori erano addirittura contenti quando potevano togliere quello che era visto come un semplice tessuto bianco senza forma, che se eliminato rendeva più visibili la carne rossa e gli organi.” Siegfried Mense, Professore di Anatomia alle Università di Heidelberg, Germania, prevede che “il tessuto connettivo sarà sempre più importante nelle valutazioni dei medici, insieme a muscoli ed articolazioni”. Il motivo è semplice: “la fascia dorsale ha più ricettori nervosi che i muscoli erettori della schiena“. Ciò significa che la rete di tendini, legamenti e tessuto connettivo costituisce semplicemente il più grande organo sensoriale del corpo umano. Essendo collegata anche con il sistema nervoso simpatico, inoltre, la rete connettivale influisce in modo sensibile anche sullo stress. Anche l'Italia sta dando il suo apporto alla ricerca sulle Fasce. Ad occuparsene, con successo, sono i ricercatori Carla ed Antonio Stecco, considerati tra i pionieri degli studi sul tessuto connettivo, i quali recentemente hanno scoperto che in persone con problemi alla cervicale, la Fascia nella zona del collo è più densa rispetto a quella in persone sane. L'età e lo stato della Fascia: i bambini e gli anziani. L'età dell'individuo si riflette in modo profondo sullo stato del tessuto connettivo. Mentre i giovani hanno una tipologia di tessuto che assomiglia ad una sorta di 'calza di nylon', col passare degli anni si formano collegamenti trasversali e, quando ci si avvicina la vecchiaia, il tessuto perde la sua elasticità. “E' come il corpo avesse un vestito troppo piccolo”, sottolinea la Rolfer, istruttrice di Fascial Fitness e di Yoga Daniela Meinl. “Il nostro intervento chirurgico sulle Fasce aiuta i bambini che soffrono di paralisi spastica”, spiega Peter Bernius, primario del reparto Pediatria e Neuro-ortopedia all'ospedale Schön, a Monaco di Baviera. In questi soggetti gli spasmi muscolari fanno indurire la muscolatura e anche le Fasce, fino al punto che il muscolo non ha più la capacità di muoversi ed i pazienti iniziano a camminare sulle punta dei piedi. Con l'intervento sul tessuto connettivo, invece, la maggior parte dei pazienti riesce a muoversi meglio ed a ritrovare la fluidità di prima Gli esercizi specifici, come lo stretching dinamico, 'ringiovaniscono' le strutture fasciali, perché stimolano delle cellule nel tessuto connettivo, chiamate fibroblasti, a rinnovare la rete di collagene. Affinché questo si verifichi con cambiamenti misurabili, spiega il Dr. Schleip “si impiegano tra le 9 e le 14 settimane”. La Fascia e lo Sport, un legame sempre più stretto. Le potenzialità della Fascia sono al centro delle ricerche e delle pratiche sportive di ogni tipo, dal calcio al golf fino al basket. Uno dei connubi più famosi in tal senso è quello voluto dal capo fisioterapista della nazionale tedesca di calcio Klaus Eder, che da decenni sta ottenendo risultati impressionanti grazie al suo lavoro sul tessuto connettivo. Kristina Rothengatter, giocatrice golf professionale, racconta così la sua esperienza: “volevo diventare più mobile nelle articolazioni dell'anca e delle spalle per poter colpire più forte la pallina. Per questo mi sono rivolta ad un allenatore Fasciale. Grazie a lui ho cambiato completamente la mia routine di riscaldamento: mentre prima facevo stretching statico, ora faccio stretching in movimento”. Molti atleti lavorano autonomamente sulla Fascia grazie ad un attrezzo specifico, il Blackroll. A spiegare come ci pensa il giocatore di basket Andrej Mangold: “per noi usarlo è ormai diventata routine, tanto che i nostri allenatori chiamano questa pratica igiene muscolare, che come la igiene orale va praticata ogni giorno”. Che effetti ha questa 'pratica quotidiana'? “All'inizio mi faceva male, ma ora lo sento come massaggio rilassante, ed inoltre i miei tempi di recupero si sono accorciati”. Il Rolfer e studioso della Fascia Markus Rossmann lavora soprattutto con allenatori di calcio, ai quali insegna nuovi sistemi di allenamento e particolari metodi di 'manutenzione' delle fasce. Nella sua attività con gli sportivi, Rossmann ha dimostrato che quando si ha una rete fasciale più elastica il corpo usa meno energia, e che una corretta stimolazione del tessuto connettivo da parte del professionista aumenta le prestazioni dell'atleta. La maggior parte dei terapisti sportivi, come Klaus Eder, lavora sulle Fasce a mani nude, mentre altri, come Sven Kruse, adottano strumenti particolari per non compromettere le proprie dita. Lo Yoga Fasciale. Un'altra variante dell'allenamento delle Fasce è lo Yoga fasciale. In esso si cambiano gli angoli di lavoro degli arti e si introducono elementi dinamici, come lo spostamento del piede o una inclinazione della parte superiore del corpo. Questo perché, conclude la Rolfer Daniela Meinl “la parte tendinosa delle fasce non viene stimolata abbastanza nello yoga classico”. Fonte: Focus Germania, 7 Novembre 2015 traduzione e sintesi di Marcel Teeuw Certified Rolfer® e Rolf Movement™ Practitioner
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Chi può descrivere meglio Thomas W. Findley se non se stesso? Ecco alcuni estratti dalla sua biografia: “Ho condotto ricerche di qualunque tipo fin da giovanissimo e per gran parte della mia vita professionale mi sono destreggiato nelle ricerche, sia mediche, sia di vita. La mia carriera si è concentrata nel connettere la pratica clinica, la base teorica, e applicane misurazioni in ricerche sulla riabilitazione, attraverso una gran dose di modelli matematici. Ho una formazione estesa in medicina complementare, iniziando con il formarmi in agopuntura e omeopatia, mentre ero uno studente di medicina alla Georgetown nel 1975, quando venni a conoscenza della Dott.sa Rolf al dipartimento di Medicina Fisica. (...) le mie esplorazioni sulla fascia mi hanno portato alle interazioni tra fascia e cancro, sotto la giuda di AT Still MD (il fondatore della medicina osteopatica) che scrisse in merito a questo argomento più di 100 anni fa. I ricercatore oncologici stanno guardando sempre più da vicino alle meccaniche ambientali che circondano il tumore e in che modo gli ambienti più rigidi sono anche più ricettivi per la crescita metastatica. Sono stato nella commissione organizzatrice per un congresso innovativo sulla fascia, agopuntura e cancro alla Harvard Medical School nel Novembre del 2015, congresso in cui anche io ero un relatore. Poiché mi trovo a cavallo tra la scienza e la pratica clinica di entrambe, fascia ed esercizio, ho raccolto dati sugli aspetti clinici e il meccanismo cellulare è diventato una priorità nella mia ricerca.” Testo originale: Bridget Barbieri Traduzioni a curi di: Eleonora Celli Altri video in lingua originale sul sito dell'European Rolfing® Association
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Grazie al Rolfing®, al Rolf Movement® si impara a conoscere meglio il proprio corpo e a correggere anche in modo autonomo vizi posturali, che a lungo andare possono far insorgere fastidi dolorosi. In questo video France Hatt-Arnold - Certified Advanced Rolfer® - ci mostra come decomprimere la colonna vertebrale utilizzando semplicemente una sedia, un tappetino yoga e una coperta. GUARDA SU EUROPEAN ROLFING ASSOCIATION GUARDA
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L'Associazione Italiana di Integrazione Strutturale Rolfing® è ufficialmente stata iscritta dal MISE nell'albo delle Associazioni che rilasciano l'attestato di qualità e di qualificazione professionale dei servizi prestati dai soci secondo quanto previsto dalla legge 4/2013 (artt. 4, 7 e 8). L'iscrizione di AIR al Ministero dello Sviluppo Economico, dunque, rende ufficialmente il Rolfing® una professione i cui standard di qualità dovranno essere verificati e attestati in tutela dei Rolfer™, professionisti iscritti all'associazione, e dei loro clienti! Tutti i dettagli qui LINK: legge 4/2013 (artt. 4, 7 e 8)
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In un recente articolo comparso sulla rivista GEO, si parla della “scoperta” di un universo interno la cui funzione è ancora poco conosciuta. Oggetto dell’articolo è il tessuto connettivo, in particolar modo le fasce. Delle particolari guaine fibrose e biancastre che stanno assumendo un ruolo sempre più centrale nella ricerca medico-scientifica. Numerosi sono infatti gli studiosi, che partendo da interessi differenti, ne hanno sottolineato la centralità nella genesi e nel mantenimento di diversi disturbi fisici, in particolar modo di quei fastidiosi e cronici dolori dell’apparato muscolo-scheletrico che sembrano non avere un riscontro causale nelle indagini diagnostiche tradizionali (RM, RMI, TC, RX). A parlarne, nell’articolo, è la professoressa Carla Stecco, docente di Anatomia presso l’Università di Padova. Come spesso accade, il punto di partenza è un problema personale. La docente racconta che all’età di 18 anni rimase coinvolta in un incidente stradale che le procurò una distorsione cervicale, problema che risolse con l’applicazione dei protocolli di intervento che normalmente si prescrivono in queste situazioni. Il dolore sparì, i giorni passarono e l’episodio venne archiviato come una brutta parentesi, una pagina nell’album dei ricordi della nostra vita. Con il passare del tempo, racconta la professoressa, e con l’adozione di posture sedentarie e abituali (gli studenti e coloro che lavorano dietro una scrivania hanno ben chiara questa immagine), iniziarono a comparire dei dolori inspiegabili, o almeno di intensità non giustificabile. Tutti, o la gran parte delle persone, sanno bene a cosa si riferisca la docente: quei dolori che ti spingono alla ricerca di un rimedio, che ti portano da uno studio all’altro alla ricerca di una causa ma soprattutto di una soluzione, quelle via crucis che spesso terminano contro un muro fatto da tre semplici parole “Ci deve convivere”. Questa è infatti la frase che molte persone si sentono ripetere al termine di questi pellegrinaggi della speranza su un cammino lastricato di visite mediche, farmaci, iniezioni, terapie, soldi e tempo. Ed è proprio durante questa ricerca che la dottoressa Stecco entra in contatto con un fisioterapista e per la prima volta sente il termine fascia. Nei corsi universitari, durante le dissezioni dei cadaveri, il tessuto connettivo è considerato una parte da eliminare, viene separato dagli organi e dai muscoli senza prestarvi alcuna attenzione. Esso è invece una struttura di raccordo, spiega la professoressa, “il tessuto connettivo lo troviamo ovunque, non solo nei tendini, nei muscoli e nelle cartilagini. Attraversa tutto il corpo come una rete, connettendo le diverse parti dalla testa ai piedi, dall’esterno all’interno. Avvolge e penetra tutti gli organi”. Se fingessimo di togliere tutto dal tronco, fino al tessuto connettivo, la forma umana rimarrebbe completa: ogni organo, muscolo, ogni parte rimarrebbe dov’è, vuota certo, ma comunque ben posizionata e riconoscibile. Ci sono diverse tipologie di tessuto connettivo, che si differenziano sia per il tipo di cellule che lo compongono sia per la natura della matrice extracellulare presente. La natura di questa matrice determina le caratteristiche dei diversi tipi di tessuto connettivo: si va da una matrice extracellulare fluida (sangue e linfa) in cui possono essere trasportati diversi tipi di cellule connettivali (eritrociti, leucociti, ecc.), ad una matrice solida ma lassa che prevede il passaggio dei vasi sanguigni e delle sostanze, fino ad una matrice calcificata (tessuto osseo) che permette di creare strutture resistenti. L’interesse della studiosa è attirato dal tessuto connettivo lasso, che fa parte del “tessuto connettivo propriamente detto”, caratterizzato dalla presenza di numerose cellule con tipologia variabile mentre la sostanza amorfa è povera di fibre e non particolarmente densa, si presenta vischioso ed oleoso ed è disposto tra le diverse fasce, muscoli ed organi, ma anche all’interno dei singoli strati fasciali garantendo l’autonomia dei diversi elementi. Il connettivo lasso, dice la professoressa, permette al corpo in movimento l’armonia dello scorrimento interno. I muscoli infatti sono avvolti da questo tessuto ed ogni contrazione, ogni allungamento vengono trasmessi al tessuto connettivo che accompagna il movimento rendendolo fluido e armonioso. L’ipotesi della studiosa, e di molti altri che si sono avvicinati allo studio della fascia, è che questo tessuto, così come facilita il movimento può anche ostacolarlo, o più in generale, così come è coinvolto nel mantenimento di uno stato di benessere ed equilibrio tra le parti, può anche essere causa di dolore. Soprattutto se consideriamo che l’80% delle terminazioni libere dei nervi si trova nel tessuto connettivo sottocutaneo che delimita i muscoli. La rete connettivale è quindi piena di sensori del movimento e di nocicettori (i recettori del dolore), e contribuisce anche alla propriocezione, ossia alla capacità di riconoscere la posizione del proprio corpo nello spazio e di percepire il movimento. Gli studi sulla fascia hanno condotto gli studiosi ad ipotizzare che la causa del dolore non risieda solo nei muscoli e nelle articolazioni, ma potrebbe essere legata ad una alterazione delle fasce. Se i muscoli sono deboli, ad esempio per mancanza di movimento, il tessuto connettivo prolifera, si verifica cioè una produzione eccessiva di collagene che ne provoca l’irrigidimento. Strati rigidi e tesi causano dei blocchi, riducono l’azione lubrificante del tessuto connettivo, e questo impedisce ai vari elementi (muscoli, tendini, ecc.) di scivolare tra di loro. Questa mancanza di scorrimento limita la capacità di muoversi generando al contempo dolore. La docente nell’articolo utilizza una metafora di forte impatto, ossia paragona la fascia alla seta: immaginate due strati di seta che scorrono l’uno sull’altro, e poi immaginate la stessa operazione di sfregamento realizzata con del lino grezzo; la sensazione evocata dalla seta è quella che si ha quando le fasce sono “in buona salute”, quando si verifica una alterazione le fasce diventano come lino, fino addirittura ad incollarsi del tutto come fossero velcro. Robert Schleip, psicologo, Rolfer, biologo umano e fisioterapista, studia la fascia da anni presso il laboratorio dell’università di Ulm, in Germania. Egli sostiene, che essendo la fascia presente ovunque, un movimento del braccio si ripercuote sul piede, ossia che ogni movimento non rimane circoscritto alla sola parte che lo esegue e che in esso è coinvolta, ma si trasmette anche a zone limitrofe o molto lontane del corpo. Questo perché la fascia è come una sorta di rete che trasmette la forza meccanica in ogni punto del corpo umano. L’interconnessione delle parti spiega perché una lesione in basso può avere conseguenze in un punto più in alto del corpo. Anche in questo caso la verifica è abbastanza semplice da fare. Se cerchiamo nel nostro album mentale sicuramente troveremo il ricordo di una qualche esperienza capitata a noi o ad altri in cui, in seguito ad un problema ad un piede o ad un ginocchio, si sia manifestato un dolore alla schiena, o in cui una tensione cronica della mano abbia causato un dolore alla spalla. Queste sono situazioni di compensazione, il corpo si adatta assumendo una postura che permetta di non sentire dolore, ma con il tempo porta ad un peggioramento della situazione; ed è vero anche l’inverso, ossia una postura protratta per un lungo periodo di tempo può portare alla fissazione di una parte con una conseguente riduzione di mobilità e dolore. Le fasce, come ogni altra cosa, subiscono l’effetto del tempo diventando meno flessibili, ma sono soprattutto le micro lesioni non diagnosticate a causare dolori: distorsioni, contusioni, ferite, cicatrici post-operatorie, movimenti sbagliati…quei piccoli traumi quotidiani a cui non diamo peso, ma che con il tempo tornano a farsi sentire. Le fasce sono infatti molto sensibili sia a stimoli meccanici come l’attività fisica o la sua assenza, sia a stimoli psicologici come lo stress, e anche una errata alimentazione può influire su di esse. Una volta che questo processo “degenerativo” si è innescato, cosa possiamo fare? Robert Schleip afferma che “chi non si muove, si blocca”. L’attività motoria regolare stimola infatti il tessuto connettivo ed ha effetti anti-fibrotici: entro 72 ore dal movimento i fibroblasti iniziano a produrre nuovo collagene, e materiali molecolari, per sciogliere le catene infeltrite. Tuttavia questo lavoro di rinnovamento è molto lento e lungo, occorre infatti un anno per rinnovare metà del collagene presente nell’organismo. Solo dopo questo periodo sono riscontrabili miglioramenti nell’intera struttura corporea. Ma quando il corpo è ormai compromesso, il movimento non basta, bisogna fare di più. Ed è qui che intervengono tutti quegli approcci, spesso olistici, che agiscono sul connettivo. Come l’agopuntura, oggetto di studio della dottoressa Helene Langevin docente presso la facoltà di medicina di Harvard, a Boston. La quale ha rilevato come la torsione dell’ago nell’agopuntura classica stimoli una reazione meccanica nel connettivo facilitando l’eliminazione del collagene vecchio e la produzione del nuovo. Questo effetto anti-fibrotico si ottiene anche con i lenti e delicati allungamenti delle fasce nello yoga, o con la pressione e gli allungamenti manuali, soprattutto in quelle discipline che hanno come target il tessuto connettivo, come l’osteopatia, il massaggio connettivale, la terapia del trigger point, la manipolazione fasciale, il metodo di distorsione fasciale, e il Rolfing, già citato parlando di Schleip, che unisce alla manipolazione anche una educazione al movimento. Ispirato all’omonimo articolo comparso sulla rivista GEO. Rielaborazione e stesura a cura di Carla Ranalli, Certified Rolfer™ e Rolf Movement Practitioner
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La maggior parte del movimento del corpo è prodotto dall'energia elastica immagazzinata nelle nostra fasce; i muscoli servono soltanto per iniziare il movimento, per impedirlo, per rinforzarlo o per cambiare direzione. In questo interessante articolo pubblicato su www.liguriasport.com, Marcel Teeuw, Certified Rolfer™, si chiede se a fronte di questa evidenza, i metodi di allenamento tradizionali sono sempre adatti alle varie esigenze. Cosa possiamo fare per sfruttare al massimo questo meccanismo di cui siamo attrezzati? Scopriamolo insieme in questo interessante articolo in cui l’autore approfondisce e sperimenta il Fascial Fitness: il metodo integrativo ideato da due dei più importanti Rolfer™ al mondo: Robert Schleip e Tom Myers. Fonte: www.liguriasport.com Autore: Marcel Teeuw














