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Associazione Italiana Rolfing® - Integrazione Strutturale Rolfing®
Associazione Italiana Rolfing® - Integrazione Strutturale Rolfing® - Rolfing®: armonia ed equilibrio nella struttura corporea attraverso il tocco e l'educazione al movimento. Integrazione Strutturale, Postura , Benessere, Fascia
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In questi video Luke - Certified Advanced Rolfer™ Inglese, ci spiega come alleviare alcuni fastidi alla mascella, al collo e alle spalle attraverso semplici esercizi da fare a casa o in ufficio. ARTICOLO IN LINGUA ORIGINALE Articolo originario qui: https://rolfing.org/relieve-stress-rolfing-jaw-neck-shoulder/ Origine Video: Youtube®
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Mi chiamo Simona e sono approdata al Rolfing perché da anni soffro di artrite psoriasica, disturbo che mi ha portato ad una situazione di dolori cronici alla schiena, al piede e al braccio. Vista la situazione, quando mia sorella mi ha parlato del Rolfing ho subito deciso di provarlo. All'inizio mi ha spiegato a grandi linee in cosa consistesse questo metodo, ma devo ammettere che onestamente ne ho compreso il reale potenziale solo sottoponendomi alle dieci sedute. Il Rolfing è fatto da una serie di manipolazioni dei tessuti che a me hanno permesso di conoscere un corpo unico fatto di parti tutte collegate tra loro: gambe, piedi, schiena, braccia, fianchi, testa. Riappropriandomi di queste parti, mi sono sentita man mano più sciolta nel cammino, il bacino libero si muoveva e all'inizio per me non era facile accettare quella libertà di movimento. Però, notando la differenza e i benefici tra il vecchio, goffo e rigido modo di muovermi e il nuovo, fluido e armonico, ho lasciato semplicemente che il movimento avvenisse, senza controllarlo, diventando sempre più consapevole del mio corpo e della mia femminilità. I dolori sono passati alla schiena, al piede sinistro (dolore che non mi permetteva di camminare bene) e poi al braccio destro che utilizzo molto per lavoro. Sono state dieci sedute un po' dolorose per me, ma di quel dolore piacevole nel quale senti che qualcosa si sta sciogliendo, allungando. Il segreto, durante le sessioni, sta nel lasciarti andare e fidarti del tuo Rolfer: vedrai che alla fine della seduta ti sentirai in un corpo nuovo, sostenuto, allineato, mobile, fluido. Una cosa che ora so è che il mio corpo mi parla, i miei muscoli e i miei tendini mi parlano, e non mi viene in mente, secondo la mia esperienza, un metodo migliore per scoprirlo se non il Rolfing. Ora mi sento molto meglio ed essendo una persona affetta da artrite psoriasica posso dire che i dolori, dovuti alla mia patologia cronica, si sono attenuati moltissimo!
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L’esperienza personale vissuta durante le dieci sedute di rolfing è stata meravigliosamente positiva. La curiosità e i dubbi nei confronti di qualcosa conosciuta per passaparola e poi letta su alcuni siti internet, si è trasformata in qualcosa di unico mai provata prima che ha cambiato in meglio non solo il mio stato di salute fisico ma anche psicologico. E' trascorso ormai un anno dall’ultima seduta eppure difficilmente scordo cio’ che ho provato. Sono rimasto sorpreso quando alla prima seduta dopo aver conosciuto il mio rolfer abbiamo scattato delle foto per vedere il mio modo di stare in piedi e subito dopo la fine di quest’ultima sembravo un’altra persona, più alto, più dritto: avevamo lavorato solamente sulla respirazione ma la sensazione era come se le sue mani sprofondassero nel mio corpo. La seconda seduta è stata quella che ha dato la svolta in positivo al mio stato di salute (trauma al ginocchio). Il mio rolfer ha lavorato alle articolazioni della gambe, ginocchia e caviglie. La seduta è stata un po’ fastidiosa e dolorosa andando via a fine seduta molto scoraggiato. Qualche giorno dopo, senza rendermene conto, salivo le scale senza sedermi sugli scalini e addirittura mi sono sorpreso qualche settimana dopo a salire in corsa le scale per rispondere al telefono. Erano cambiate le mie risorse in modo silenzioso mentre svolgevo le mie azioni e le mie abitudini quotidiane. La terza seduta seduta è stata svolta in posizione laterale ed è servita per mettere in connessione prima e seconda seduta. La quarta seduta è stata svolta anche qui sulle gambe ma anche sul bacino ed il risultato notato dopo la seduta e dopo giorni è stato vedere o meglio sentire i miei miglioramenti. Sentivo leggero il mio passo durante il cammino e non sentivo più tensione alla schiena standomene tanto in piedi. Non ho ben chiaro il ricordo della quinta seduta. Nella sesta seduta, ricordo il lavoro svolto sul bacino le parole del rolfer sono state quelle di far respirare il bacino, oggi direi che lo scopo della sesta seduta è stata quella di lavorare sull’osso sacro e le sue relazioni con l’iliaco e il coccige e la parte superiore ed inferiore del corpo, e quindi il termine “far respirare il bacino” voleva dire che durante la respirazione il movimento della gabbia toracica e della colonna vertebrale si propagasse sul bacino e parti connesse come se fosse un’onda. La settima seduta, occupandosi della testa, collo e articolazione temporo-manibolare la ricordo in modo particolare in quanto, oltre ad aiutare il mio corpo a stabilizzarsi sempre più, è quella che coinvolge più da vicino la mia professione di odontoiatra. Problemi tra collo, torace e testa sottoforma di tensioni vengono trasferiti all’articolazione temporo mandibolare. In questa seduta si provvede a lavorare sulle fasce dei muscoli temporali in modo da metterli in equilibrio bilanciandoli a destra e sinistra. Ottava, nona seduta, cosi come la decima sono servite come chiusura a ciò che abbiamo lavorato nelle sedute precedenti.
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Riallineare il corpo con il Rolfing Nel numero di luglio della rivista Terra Nuova è stato pubblicato un bellissimo focus sul Rolfing, il metodo di lavoro corporeo che agisce sul tessuto della fascia per ripristinare una postura corretta e migliorare l'elasticità dei movimenti, oltre a ridurre dolori e fastidi. Inoltre, grazie alla collaborazione tra Terra Nuova e E Veggie Channel, è stata realizzata una video intervista Maria Cristina Crivellari (sotto) Terra Nuova, fondata nel 1977, è un mensile ecologico stampato al 100% su carta riciclata. Con una distribuzione di circa 23.000 copie mensili e oltre 10.000 abbonati, rappresenta uno strumento insostituibile di controinformazione per chi desidera migliorare la propria vita. Gli argomenti trattati spaziano dall'alimentazione e medicina naturale, all'agricoltura biologica e biodinamica, permacultura, maternità e infanzia, bioedilizia, ecovillaggi, ecoturismo, consumo critico, energie rinnovabili e molto altro ancora. Essere presenti su questo mensile è per l'intera comunità del Rolfing® una grande soddisfazione e motivo di orgoglio. Un ringraziamento speciale va ai rolfers Marcel Teeuw, Simone Costa e Maria Cristina Crivellari per il prezioso contributo nella divulgazione del Rolfing e dei suoi benefici. Maggiori Informazioni qui: https://www.terranuova.it/Il-Mensile/OltreLePagine.-Riallineare-il-corpo-con-il-Rolfing Per acquistare copia digitale cliccare qui: https://www.terranuovalibri.it/ebook/dettaglio/terra-nuova-luglio-agosto-2024-ebook-9788866819585-236822.html
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Il Rolfing®: un metodo di integrazione strutturale che va oltre la postura Questa è la prospettiva di Andrea Brighi – Certified Rolfer®, Bodyworker, Educatore Somatico e Maestro di Kung Fu, Taijiquan e Qigong – nel suo recente articolo, dove descrive il Rolfing® come una disciplina autenticamente salutogenetica. Secondo Brighi, il Rolfing® non solo agisce sulla struttura fisica, ma promuove un equilibrio emotivo e una consapevolezza corporea profonda, contribuendo così al benessere complessivo. Perché il Rolfing® è salutogenetico? "Salutogenesi" è un concetto che indica la promozione della salute e del benessere, piuttosto che la semplice prevenzione o cura delle malattie. In quest’ottica, il benessere non significa solo assenza di sintomi, ma è una sintonia tra corpo, mente ed emozioni che rende le persone più consapevoli e autonome nella gestione della propria salute. Il Rolfing infatti favorisce: Equilibrio strutturale e posturale: Un corpo meglio allineato e bilanciato riduce lo stress su muscoli e articolazioni, prevenendo disagi fisici. La riduzione delle tensioni muscolari: La manipolazione della fascia libera tensioni profonde accumulate, migliorando la fluidità nei movimenti. Consapevolezza corporea e connessione mente-corpo: Questo principio fondante del Rolfing® rende le persone più coscienti del proprio corpo nello spazio e dei propri schemi posturali. Andrea sottolinea che molti sperimentano non solo miglioramenti fisici, ma anche un rilascio di tensioni emotive. Poiché le tensioni corporee spesso riflettono emozioni e stress, liberare il corpo dalle rigidità può migliorare anche lo stato emotivo, donando una sensazione di leggerezza, rilassamento e benessere interiore. il Rolfing è dunque un prezioso alleato per la salute integrata. L’articolo ci offre dunque una prospettiva affascinante sul Rolfing® come pratica salutogenetica, evidenziandone l’impatto positivo non solo sul piano fisico, ma anche emotivo, e la capacità di promuovere un’autogestione consapevole del benessere. Grazie a questo contributo, possiamo apprezzare come il metodo Rolfing® sia un prezioso alleato per chi desidera migliorare la propria qualità di vita attraverso un approccio integrato alla salute. LEGGI L'ARTICOLO ORIGINALE Fonte: https://www.andreabrighi.it/somatica/perche-il-rolfing-e-salutogenetico/ Autore: Andrea Brighi
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C'è una parte del nostro corpo che può rappresentare la soluzione ideale per risolvere i problemi articolari e migliorare le prestazioni sportive delle persone: si tratta della Fascia muscolare, quel tessuto connettivo che si irradia per tutto il nostro corpo e che è dotato di una straordinaria potenza, molto spesso sottovalutata. Negli ultimi decenni, però, medici, biologi e fisioterapisti hanno iniziato a studiarla a fondo, comprendendone l'enorme valore per la nostra salute. Ma come è composta la Fascia ed in che modo si irradia nel nostro corpo? Esistono varie 'reti', connessioni e catene di tessuto connettivo. Vediamone insieme le principali: 1) La rete delle fasce addominali La rete delle fasce addominali è composta da tre strati: uno verticale - che va dallo sterno al pube -, uno diagonale e uno orizzontale. 2) La connessione del petto con il braccio All'interno dell'avambraccio esiste una catena mio-fasciale, che attraversa il gomito e i bicipiti, per poi connettersi ai pettorali e allo sterno. 3) La catena che attraversa arco plantare, adduttori e pavimento pelvico Questa catena corre dall'arco del piedi, attraverso gli adduttori, e arriva al pavimento pelvico. In questo modo rafforza l'articolazione del ginocchio. 4) La catena spalle-gomito Essa corre dalla parte esterna del braccio ed è connessa con il deltoide, alcuni parti del trapezio, il collo e la spina dorsale. 5) La fascia della coscia Questa Fascia corre dal bacino e arriva fino sotto il ginocchio. 6) Catena dorsale diagonale Questa complessa catena collega la parte superiore con la parte inferiore del corpo. Corre dal gluteo fino ad arrivare al grande dorsale e viene ricoperta da una fascia che si estende su tutto il dorso. 7) La Rete Il tessuto connettivo percorre tutto il corpo. Dove si addensa, forma catene che connettono varie parti del corpo, inclusi muscoli e ossa. Ricerca scientifica e Fascia: il parere degli esperti. Tra i massimi esperti mondiali sulla Fascia c'è il Dr. Robert Schleip, biologo, ricercatore e direttore della Fascia Research Group alle Università di Ulm, in Germania. Schleip chiama il tessuto connettivo “l'organo Cenerentola”, perché per centinaia di anni questa struttura è rimasta ignorata dalla ricerca, pur occupando ben il 20% del volume del corpo umano. Schleip si è avvicinato alla Fascia quando lavorava come Rolfer, professione che lo aveva portato a scoprire gli incredibili risultati che si riuscivano ad ottenere lavorando su questo tessuto connettivo. Agli inizi dei suoi studi, per la medicina la Fascia era quasi considerata un 'fastidio': “nei corsi di anatomia – spiega lo studioso - i dottori erano addirittura contenti quando potevano togliere quello che era visto come un semplice tessuto bianco senza forma, che se eliminato rendeva più visibili la carne rossa e gli organi.” Siegfried Mense, Professore di Anatomia alle Università di Heidelberg, Germania, prevede che “il tessuto connettivo sarà sempre più importante nelle valutazioni dei medici, insieme a muscoli ed articolazioni”. Il motivo è semplice: “la fascia dorsale ha più ricettori nervosi che i muscoli erettori della schiena“. Ciò significa che la rete di tendini, legamenti e tessuto connettivo costituisce semplicemente il più grande organo sensoriale del corpo umano. Essendo collegata anche con il sistema nervoso simpatico, inoltre, la rete connettivale influisce in modo sensibile anche sullo stress. Anche l'Italia sta dando il suo apporto alla ricerca sulle Fasce. Ad occuparsene, con successo, sono i ricercatori Carla ed Antonio Stecco, considerati tra i pionieri degli studi sul tessuto connettivo, i quali recentemente hanno scoperto che in persone con problemi alla cervicale, la Fascia nella zona del collo è più densa rispetto a quella in persone sane. L'età e lo stato della Fascia: i bambini e gli anziani. L'età dell'individuo si riflette in modo profondo sullo stato del tessuto connettivo. Mentre i giovani hanno una tipologia di tessuto che assomiglia ad una sorta di 'calza di nylon', col passare degli anni si formano collegamenti trasversali e, quando ci si avvicina la vecchiaia, il tessuto perde la sua elasticità. “E' come il corpo avesse un vestito troppo piccolo”, sottolinea la Rolfer, istruttrice di Fascial Fitness e di Yoga Daniela Meinl. “Il nostro intervento chirurgico sulle Fasce aiuta i bambini che soffrono di paralisi spastica”, spiega Peter Bernius, primario del reparto Pediatria e Neuro-ortopedia all'ospedale Schön, a Monaco di Baviera. In questi soggetti gli spasmi muscolari fanno indurire la muscolatura e anche le Fasce, fino al punto che il muscolo non ha più la capacità di muoversi ed i pazienti iniziano a camminare sulle punta dei piedi. Con l'intervento sul tessuto connettivo, invece, la maggior parte dei pazienti riesce a muoversi meglio ed a ritrovare la fluidità di prima Gli esercizi specifici, come lo stretching dinamico, 'ringiovaniscono' le strutture fasciali, perché stimolano delle cellule nel tessuto connettivo, chiamate fibroblasti, a rinnovare la rete di collagene. Affinché questo si verifichi con cambiamenti misurabili, spiega il Dr. Schleip “si impiegano tra le 9 e le 14 settimane”. La Fascia e lo Sport, un legame sempre più stretto. Le potenzialità della Fascia sono al centro delle ricerche e delle pratiche sportive di ogni tipo, dal calcio al golf fino al basket. Uno dei connubi più famosi in tal senso è quello voluto dal capo fisioterapista della nazionale tedesca di calcio Klaus Eder, che da decenni sta ottenendo risultati impressionanti grazie al suo lavoro sul tessuto connettivo. Kristina Rothengatter, giocatrice golf professionale, racconta così la sua esperienza: “volevo diventare più mobile nelle articolazioni dell'anca e delle spalle per poter colpire più forte la pallina. Per questo mi sono rivolta ad un allenatore Fasciale. Grazie a lui ho cambiato completamente la mia routine di riscaldamento: mentre prima facevo stretching statico, ora faccio stretching in movimento”. Molti atleti lavorano autonomamente sulla Fascia grazie ad un attrezzo specifico, il Blackroll. A spiegare come ci pensa il giocatore di basket Andrej Mangold: “per noi usarlo è ormai diventata routine, tanto che i nostri allenatori chiamano questa pratica igiene muscolare, che come la igiene orale va praticata ogni giorno”. Che effetti ha questa 'pratica quotidiana'? “All'inizio mi faceva male, ma ora lo sento come massaggio rilassante, ed inoltre i miei tempi di recupero si sono accorciati”. Il Rolfer e studioso della Fascia Markus Rossmann lavora soprattutto con allenatori di calcio, ai quali insegna nuovi sistemi di allenamento e particolari metodi di 'manutenzione' delle fasce. Nella sua attività con gli sportivi, Rossmann ha dimostrato che quando si ha una rete fasciale più elastica il corpo usa meno energia, e che una corretta stimolazione del tessuto connettivo da parte del professionista aumenta le prestazioni dell'atleta. La maggior parte dei terapisti sportivi, come Klaus Eder, lavora sulle Fasce a mani nude, mentre altri, come Sven Kruse, adottano strumenti particolari per non compromettere le proprie dita. Lo Yoga Fasciale. Un'altra variante dell'allenamento delle Fasce è lo Yoga fasciale. In esso si cambiano gli angoli di lavoro degli arti e si introducono elementi dinamici, come lo spostamento del piede o una inclinazione della parte superiore del corpo. Questo perché, conclude la Rolfer Daniela Meinl “la parte tendinosa delle fasce non viene stimolata abbastanza nello yoga classico”. Fonte: Focus Germania, 7 Novembre 2015 traduzione e sintesi di Marcel Teeuw Certified Rolfer® e Rolf Movement™ Practitioner
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"La respirazione è una funzione fondamentale ma anche globale: tutto il corpo viene coinvolto nella respirazione!" In questo video girato per "La Stampa" da Rita Geirola, viene spiegato in poco più di 3 minuti come avviene l'atto respiratorio e come esso coinvolga tutti i distretti del nostro corpo. Maggiori Informazioni qui Rita Geirola è Certified Advanced Rolfer™ fa parte dello staff insegnante del Pretraining per aspiranti Rolfer ® dal 1993. Insegna Rolfing Movement nei training organizzati dal Rolf Institute® e Rolfing® Structural Integration nei Training Modulari di formazione per Rolfers™. Maggiori informazioni su www.ilpuntodisvolta.it
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Ida Paulina Rolf Il Rolfing deve la sua nascita a Ida Pauline Rolf. All'età di 20 anni circa Ida Rolf si diplomò al Barnard College di New York, e a 25 anni ottenne il PhD in Biochimica al "College of Physicians and Surgeons" presso la Columbia University. Nei sette anni successivi lavorò presso il rinomato Rockefeller Institute for Medical Research dove ottenne - cosa insolita per una donna a quel tempo - la posizione di Professore Associato. Dalla pratica dello Yoga, e grazie alla sua formazione scientifica, la Rolf sintetizzò un metodo che chiamò "Integrazione Strutturale". Dedicò il resto della sua vita a insegnare e trasmettere questa tecnica che più tardi prese il suo nome, "Rolfing".
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"... Nulla riusciva a risolvere il mio problema, così ho provato il Rolfing®. Poi, a metà del ciclo di 10 sedute, il mio mal di schiena è scomparso. Perché? Perché il mio Rolfer™ ha lavorato sul mio muscolo psoas sinistro... nel mio cervello, questo non aveva senso fino a quando non ho studiato anatomia in profondità alcuni anni dopo ... Michael Black - Certified Rolfer ™ ad Atene racconta la sua esperienza in un articolo interessante che spiega come il Rolfing® agisce, quali sono le differenze tra Rolfing® e massaggio fasciale e come possa oggi il Rolfing® divenire una opportunità professionale. Qual è la differenza tra Rolfing® e rilascio miofasciale? Il "Massaggio miofasciale" funziona in aree selezionate in cui la fascia, o tessuto connettivo del corpo, è "bloccato" o "irrigidito". Il Rolfing include elementi della stessa tecnica, ma la porta a un livello più completo. Consideriamo l'intero corpo nella foto, non solo l'area che fa male, rendendola una terapia olistica che riequilibra l'intero corpo. leggi tutto qui Fonte: https://rolfing.org/ Fonte originale: michaelblackrolfing.com Author: Micheal Black
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Un ispirante articolo di Linden Schaffer su www.mindbodygreen.com parla dei benefici che il Rolfing® ha sugli atleti e su come questo metodo possa migliorare le prestazioni agonistiche, qui un significante estratto: "Guardando le Olimpiadi, sono stata ispirata dall'atleta olimpica degli Stati Uniti Sanya Richards-Ross, che ha inserito il Rolfing® nella suo piano di allenamento e ha portato a casa un oro nelle Olimpiadi di Londra correndo nei 400 metri ... mentre potrei non correre per vincere medaglie sul palcoscenico del mondo, il Rolfing mi ha permesso di continuare ad avanzare verso i miei traguardi con un corpo più sano e indolore." Leggi l'articolo completo qui Fonte Originale: www.mindbodygreen.com Autore: Linden Schaffer Versione in inglese sul sito dell'European Rolfing® Association
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La corsa o lo sprint mette una notevole prova il nostro corpo, soprattutto il sistema muscolare e scheletrico... questo è ancor più accentuato nei podisti. Una buona postura e una capacità di movimento efficiente sono essenziali per i podisti! Gli atleti possono utilizzare il metodo di Rolfing® per ottenere un allineamento ottimale del loro corpo e migliorare la propria consapevolezza. Attraverso il Rolfing, i podisti possono infatti aumentare la loro flessibilità, facilitare la respirazione e ridurre il dolore causato dalla tensione fisica. Miglioramento della Prestazione Atletica Il Rolfing può aiutare i podisti a evitare posture scorrette e infortuni allineando idealmente i loro corpi. Rilasciando aderenze e indurimenti nel tessuto connettivo, possono essere migliorate la flessibilità e la mobilità, aumentando la lunghezza della falcata e l'ampiezza di movimento. Tecniche speciali di Rolfing possono anche rilassare i muscoli del torace e aprirlo per consentire una respirazione più efficace, il che è particolarmente importante per i podisti, poiché la respirazione trasporta ossigeno ai muscoli. Il modello mostrato in basso, presso il Museo BODY WORLDS di Berlino, permette una maggiore comprensione della Funzione Muscolare durante la Corsa Analizziamo questo modello: I muscoli scheletrici che le persone possono muovere volontariamente si sovrappongono in modo multistrato, determinando il contorno esterno del corpo. I muscoli in movimento differiscono da quelli rilassati per la loro lunghezza. Più si tendono, più si accorciano. Questa tensione è chiaramente visibile nel modello, poiché i muscoli si contraggono completamente per mettere il podista in movimento. Il torace aperto centralmente del podista permette di osservare i polmoni e il cuore, che sono organi essenziali per gli atleti: il cuore pompa sangue attraverso la circolazione e i polmoni sono responsabili della respirazione. Il Rolfing come Parte del Piano di Allenamento dei Podisti La Rolfing® Structural Integration non lavora solo con il tessuto connettivo, ma considera l'interazione di tutti gli elementi del corpo, come fascia, muscoli, ossa e legamenti. Molti podisti soffrono di dolori legati all'uso eccessivo o agli infortuni. Rilasciando tensioni e blocchi nel tessuto connettivo durante il Rolfing, tali dolori possono essere alleviati e idealmente evitati. Per ogni podista professionista, il Rolfing® potrebbe e dovrebbe essere una parte importante e regolare del proprio piano di allenamento. Un piano che potrebbe includere esercizi specifici per migliorare forza e resistenza, nonché esercizi di stretching e rilassamento per migliorare le prestazioni complessive nella corsa. Articolo Originale pubblicato su European Rolfing Association, clicca qui per leggerlo
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Vi informiamo che durante il prossimo fine settimana, Sabato 11 e Domenica 12 Marzo, in occasione del Festival Dell'Oriente, presso lo stand de La Città della Luce, sarà presente la nostra Certified Rolfer™ Annalisa Di Salvo. Un'opportunità unica per conoscere i molteplici benefici del Rolfing, il metodo di lavoro corporeo che mira a stabilire armonia ed equilibrio nella struttura corporea, attraverso il tocco e l'educazione al movimento. Per i primi 20 trattamenti, sia Sabato che Domenica, avrete l'opportunità di usufruire di una sessione gratuita di Rolfing. Approfittate di questa occasione per sperimentare in prima persona i benefici di questo metodo. Inoltre Sabato 11 alle ore 13:00 presso la Sala 1 Annalisa Di Salvo terrà una conferenza dedicata al tema. Maggiori informazioni cliccate nel link sotto MAGGIORI INFORMAZIONI
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La tensegrità prevede l'utilizzo di elementi rigidi sottoposti a sforzi di compressione ed elementi elastici sottoposti a trazione. Nel nostro corpo possiamo assimilare le ossa agli elementi rigidi e la Fascia connettivale agli elementi elastici. I muscoli diventano degli attuatori del movimento il cui compito è quello di portare deformazioni strutturali. Ecco perché a volte quando si avvertono dolori in alcuni distretti del corpo (ad esempio al collo), la loro causa potrebbe nascere da distretti spesso distanti (ad esempio la schiena) Sotto il video che ne mostra l'interessante modalità di funzionamento.
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Sono Alberta, ho 68 anni, e questa è la mia testimonianza sul Rolfing e sul rapporto con la mia rolfer, Miita Mazzali Fulgenzi. Ve la racconto in modo diretto, sull'onda emotiva di una esperienza per me molto importante. Quando cominciai il mio percorso avevo in testa una domanda: come sarà la persona a cui mi sarei affidata per molti mesi? La professionista in questione era Miita Mazzali, una delle prime rolfer in Italia, che mi aspettava nel suo studio a Roma, vicino a Villa Ada, quel parco in cui lo scrittore Niccolò Ammaniti aveva ambientato un suo esilarante romanzo. Il mio percorso iniziava quindi con una citazione letteraria e un sorriso, e questa mi metteva già di buon umore. Quando suonai il campanello e si aprì la porta, mi apparve una persona del tutto diversa dall’immagine che mi ero creato di lei: una donna che non era alta magra e severa, come mi aspettavo, ma piccola e rotonda come me. E, più o meno, della mia stessa età. La prima cosa che ho pensato è stata: Miita è una fata benevola. “Quando suonai il campanello e si aprì la porta, mi apparve una persona del tutto diversa dall’immagine che mi ero creato di lei: una donna che non era alta magra e severa, come mi aspettavo, ma piccola e rotonda come me” La prima seduta era partita con l’anamnesi (la raccolta dalla voce diretta del paziente di tutte quelle informazioni che possono aiutare il terapista a indirizzarsi verso una diagnosi corretta, ndr), che non nascondo, mi stava metteva un po’ di ansia. Il motivo per cui ero lì era che da un po’ di mesi facevo sempre più fatica a camminare, mi sembrava che le gambe fossero trattenute da lacci, e per di più annodati dietro le ginocchia. Ero appesantita e in più le analisi avevano diagnosticato che era in atto un processo di degenerazione artrosica delle ginocchia molto avanzato. Ginnastica, in vita mia, non ne avevo mai fatta, se non sporadicamente e con la sensazione di essere costretta: detestavo le palestre e la filosofia del fitness. Lavoravo per ore al computer e nel tempo libero amavo stare sdraiata a leggere un libro. L’unica attività fisica che mi piaceva fare era camminare, ma ora le mie gambe mi dicevano che non potevo più farlo. Ero appena andata in pensione, mi aspettava una vita nuova in un mondo nuovo, mi ero trasferita appositamente in campagna ma il mio corpo sembrava non volermi più seguire. “ Il motivo per cui ero lì era che da un po’ di mesi facevo sempre più fatica a camminare, mi sembrava che le gambe fossero trattenute da lacci, e per di più annodati dietro le ginocchia” Dopo il colloquio iniziale, con Miita siamo passati alla pratica: mi ha visto camminare e ha notato subito che avevo le spalle troppo rigide, ero sulla difensiva, col busto troppo in avanti e una traiettoria inquinata dal mio disturbo visivo da ambliopica. Dopo un po’ di percorsi mi sono sciolta e mi sono messa sul lettino. Le sue mani hanno cominciato a toccarmi partendo dai piedi. Miita mi ha spiegato che a ogni seduta si sarebbe lavorato su una parte del corpo, fino a completare le dieci tappe. Il suo è un massaggio forte, profondo e spesso anche doloroso, tanto che durante la manipolazione mi ha detto: “guardi che posso farle male…” Il suo lavoro è molto intenso, faticoso, eppure Miita riusciva sempre ad essere morbida e accogliente, con delle braccia quasi materne. Miita mi ha poi spiegato che ogni seduta sarebbe finita con un lavoro sulla testa e, quando lo ha praticato, mi sono sentita 'sciolta'. Il massaggio cranio-sacrale mi piace molto ma quello di Miita mi ha liberato da tutte le tensioni, commuovendomi. Mentre glielo stavo dicendo ho sentito due lacrime scorrere sulle guance. Mi sono vergognata un po’ e lei mi ha sorriso. Intanto abbiamo finito la prima seduta, e mi sono sentita come ubriaca ma al tempo stesso leggera. Mi è sembrato anche di tenermi meglio in piedi. Ci vediamo tra quindici giorni, mi ha detto Miita. La seconda seduta ha riprodotto la magia della prima. Sono entusiasta e grata, anche se il lavoro sui muscoli delle gambe si è rivelato per me molto doloroso. “Intanto abbiamo finito la prima seduta, e mi sono sentita come ubriaca ma al tempo stesso leggera. Mi è sembrato anche di tenermi meglio in piedi” Dopo la terza seduta, mi accorgo che la mia terapia va avanti con un po’ di lentezza, perché vivo a duecento chilometri di distanza, devo prendere auto e treno per arrivare a Roma, spesso rimando gli appuntamenti, costringendola a cambiare la sua agenda. Miita dice che devo mantenere la continuità, altrimenti il lavoro è inutile. So bene - ormai mi conosco – che sta riaffiorando la mia resistenza a muovermi, a 'sentire' il corpo. D'altra parte questa esperienza non è paragonabile a nessun’altra che ho vissuto, forse solo all’analisi psicoanalitica, che ho praticato per molti anni. Sento che si è instaurato il transfert con Miita, e il fatto che lei mi conosca, che sappia il mio segreto, mi mette sulla difensiva. Tuttavia, lo ammetto, a volte penso: non ci torno più. La mia 'fatina benevola', però, mi sgrida. E ha ragione. “D'altra parte questa esperienza non è paragonabile a nessun’altra che ho vissuto, forse solo all’analisi psicoanalitica. che ho praticato per molti anni” In una delle ultime sedute mi lascio definitivamente andare, piango a lungo. Racconto il mio dolore di bambina, il bisogno di madre. Miita mi dice di guardare la bambina che ero stata, di capire di che cosa ha bisogno. La devo riconoscere, abbracciare, amare. In quel dialogo tra noi sento che è una sofferenza che conosce bene, chissà se è arrivata a questo meraviglioso lavoro perché aveva bisogno di riconoscere anche lei la bambina che era stata. È un momento di empatia perfetta, che resterà per sempre nel mio cuore. Mi chiede che cosa mi fa sentire davvero “dentro” il mio corpo, e io rispondo stare nell’acqua, ma senza dover nuotare, senza dover per forza compiere una prestazione. E lei mi dice: stai nell’acqua, muoviti come vuoi, lentamente, fai le capriole e sorridi alla bambina che eri. È il tuo elemento. “In una delle ultime sedute mi lascio definitivamente andare, piango a lungo. Racconto il mio dolore di bambina, il bisogno di madre. Miita mi dice di guardare la bambina che ero stata, di capire di che cosa ha bisogno” Dopo la fine del percorso di dieci sedute, ci siamo viste altre volte, quando io potevo andare o quando lei aveva un’ora libera. Ora che avevo ricominciato a sgambettare, un po’ di mantenimento mi avrebbe fatto solo bene. Mi accorgo che avevo fatto la stessa cosa anche con la mia psicoanalista, come a prolungare un legame, un amore. Avevo in mente di chiamare Miita per vederla quando ho saputo che ci aveva lasciati. Un tumore l’aveva portata via in poco tempo. Avrei voluto sentirmi ancora tra le sue braccia. Avrei voluto abbracciarla anch’io e cullarla come lei aveva fatto con me.
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Al via il nuovo programma di webinars GRATUITI promossi dall'European Rolfing® Association (ERA), che si terranno per l'intero mese di Maggio. ERA ha collaborato con alcuni dei principali insegnanti internazionali Rolfing® per offrire una serie di 7 webinars GRATUITI dedicati sia a noi Rolfers™ che a tutti i professionisti nel campo della salute e del benessere. I webinar sono ad accesso libero fino ad esaurimento posti e saranno erogati tramite la piattaforma Zoom Meeting. Ogni webinar sarà poi messo a disposizione per tutti gli iscritti che sono riusciti a seguirli in diretta. Per accedere ai webinar basta compilare il form di iscrizione e attendere le e-mail di invito con le istruzioni per accedere; queste verranno inviate a partire da due giorni delle date in programma. QUI LA LISTA DI TUTTI I WEBINARS IN PROGRAMMA Tra i Teachers, nomi illustri del panorama Rolfing® Internazionale: Robert Schleip, Pedro Prado, Jonathan Martine, Pierpaola Volpones, Kathrin Grobelnik, Kevin Frank, Caryn McHose, Juan David Velez e Peter Schwind.
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In un recente articolo pubblicato su ERA (European Rolfing Association), "What is pain?", scritto da Tim Cacciatore, PhD, e Mari Hodges, MScMed, si affronta una domanda che sembra ovvia ma non lo è: cos'è davvero il dolore? È un tema che tocca da vicino chi pratica il Rolfing®, perché capita spesso, che in uno studio, una persona arrivi con un dolore che porta avanti da mesi, a volte da anni, e se ne vada muovendosi in modo diverso, respirando più liberamente. Cosa succede davvero in quel passaggio? Per capirlo, dobbiamo prima mettere in discussione un'idea che diamo per scontata: che il dolore sia la fotografia fedele di un danno nei tessuti. È un'intuizione naturale, fa male, quindi qualcosa è rotto, e la soluzione è aggiustare quella parte. Ma decenni di ricerca sul dolore raccontano una storia più articolata. Il dolore non è la lettura diretta di un danno tissutale: è meglio descriverlo come un sistema di allarme, il cui compito è proteggere il corpo. Il danno può certamente contribuire, ma il legame è molto più libero e complesso di quanto sembri. Quando dolore e danno si separano La prova più chiara arriva da tutti quei casi in cui dolore e danno non coincidono. Pensiamo al dolore dell'arto fantasma: una persona sente male in una gamba o un braccio che non esiste più. Non è un dolore "nell'arto", che non c'è, eppure è reale, e in alcuni casi si attenua con trattamenti che agiscono sulla rappresentazione cerebrale dell'arto mancante, senza toccare il corpo. O pensiamo alla colonna vertebrale: una protrusione discale visibile in una risonanza sembra una causa evidente di dolore, e spesso viene trattata come tale. Ma la colonna cambia con l'età, quasi sempre senza conseguenze: la maggior parte delle persone senza alcun dolore al collo presenta comunque alterazioni discali simili. Struttura e dolore, insomma, non si corrispondono in modo semplice o prevedibile. Non serve nemmeno una lesione per osservarlo: la nostra esperienza del dolore cambia di ora in ora con l'umore, lo stress, il livello di attenzione, mentre i tessuti sottostanti restano identici. Un sistema che dialoga con tutto il corpo Se il dolore non è un segnale fedele che risale dai tessuti, cos'è allora? È un processo protettivo: il sistema nervoso interpreta una gamma molto ampia di informazioni legate alla sopravvivenza e alla protezione, non solo lo stato dei tessuti. Questo non significa che si possa "pensare" di uscire dal dolore, significa che il cervello integra dati che vanno dalla struttura anatomica al contesto emotivo e comportamentale. Nel passaggio dal dolore acuto a quello cronico, questo sistema di allarme può diventare sempre più sensibile e sempre meno legato allo stato reale dei tessuti: prende, in un certo senso, vita propria. Ed è qui che cercare a tutti i costi una struttura danneggiata da "trattare" può disorientare, distogliendo l'attenzione dai fattori che davvero alimentano il dolore. Il ponte con il Rolfing È esattamente in questo spazio che il lavoro Rolfing trova il suo significato più ampio. Accanto ai cambiamenti nei tessuti, nella Fascia, nei pattern muscolari, la serie delle 10 sessioni agisce anche sui processi percettivi e fisiologici più ampi coinvolti nell'esperienza del dolore. Aiutare una persona a comprendere il proprio dolore, a ritrovare fiducia nel movimento e nel proprio dialogo con la Gravità, è già di per sé parte del rimedio. Con circa una persona su cinque che convive con dolore cronico, non è un tema di nicchia: è una delle ragioni più comuni per cui le persone si rivolgono a un Rolfer®. Fonte: "What is pain?", European Rolfing Association (rolfing.org) A cura di Tim Cacciatore, PhD e Mari Hodges, MScMed, 2026.
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Rolfing e Danza Il Rolfing® incontra la Danza, un incontro gratuito e online per comprendere come l'integrazione strutturale e la terapia fasciale siano discipline trasversali ed altamente efficaci. Un incontro per scoprire come l'applicazione delle scoperte sulla fascia migliora la percezione del proprio corpo e le performance artistiche. Durata: 1h Piattaforma: Facebook. Interverranno: Marina Blandini, Coreografa e Professore danza contemporanea, Advanced Rolfer e operatore Rolf Movement Nicola Carofiglio, Rolfer, membro facoltà europea di Rolf Movement, danzatore, coreografo, istruttore di Gyrotonic e Gyrokinesis Annapaola Bacalov ,Danzatrice, Coreografa e Rolfer, condivide la sua ricerca sul corpo in ascolto e in movimento Pierpaola Volpones , chair della Faculty Europea del Rolfing In regia Eleonora Celli, presidente di FRI – Formazione Rolfing Italia SCOPRI ANCHE LE ALTRE DATE Feedback e Testimonianze Ecco cosa dicono alcune danzatrici dopo aver incontrato il Rolfing® Per me è stato un viaggio fluido, intenso e profondo nello spazio del mio corpo bellissimo ed emozionante… questa è la prima cosa che mi è venuta su pensando al lavoro fatto insieme…che voglia di rifarlo perché penso sarebbe un'esperienza completamente diversa. Rita Un delicato e intenso dialogo silenzioso, Un contatto pieno di valore. Per me è stata un'esperienza trasformativa di ascolto profondo del mio corpo e di me stessa. La Rolfer con cui ho lavorato, ha una rara e preziosa capacità di percepire e lavorare sull'infinitesimamente piccolo per aprire orizzonti infinitamente grandi. Le sessioni di Rolfing sono un felice dono che mi sono fatta. Un viaggio di esplorazione all'interno del mio corpo che ha aperto nuove possibilità di movimento (fisico ma non solo...) Beatrice Perri Un aspetto importante nel lavoro del Rolfing ( che ora sento lontano nel tempo ) fatto insieme è stata avere una percezione del corpo espansa, quasi che non ci fossero confini ed un enorme spazio interno Mi sentivo grande e radicata Cinzia Il mio percorso di Rolfing e la danza sono stati due processi distinti ma a profondamente legati tra loro: nelle sessioni di rolfing riportavo le esperienze del mio corpo nella danza, e viceversa. Ricordo il percorso di Rolfing come uno spazio estremamente profondo e di meraviglia. Meraviglia per aver potuto sfiorare un livello molto profondo di contatto con il mio corpo. Ricordo sensazioni molto nitide durante la manipolazione, che ricercavo e provavo a riportare al lavoro sul corpo durante le lezioni. Attraverso la parte di osservazione ed analisi ponevamo l’attenzione su piccoli dettagli del corpo, sulle preferenze naturali del corpo che ho capito essere già indicative di qualcosa, e che attraverso il rolfing ho iniziato a notare e riconoscere, e tenere in considerazione anche per la danza. Dopo la sessione spesso avevo la sensazione di essere un corpo plastico e plasmabile, come se fossi fatta di argilla. Sentire per un attimo il percorso del respiro, sentire che alcuni punti e parti potevano estendersi ed occupare nuovi spazi, allargarsi, allungarsi, espandersi: Tutto questo calarsi all’interno per riuscire poi ad affidarsi a questi spazi trovati o ritrovati, dentro e fuori da se’, nella mia esperienza è molto vicino alla danza. Delia Addentrarsi nel corpo in sentieri finalmente visibili Silvia Nel mio movimento, nella mia danza quando ho bisogno di forza (coraggio) per affrontare l’atto successivo la vado a cercare nella esperienza del Rolfing Carolina SCOPRI ANCHE LE ALTRE DATE
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Sono E.C., un medico chirurgo che ha h iniziato a provare il Rolfing dopo aver a lungo tentato di alleviare i miei dolori con tanti farmaci ed uno scarso beneficio. I miei problemi erano dovuti principalmente ad una postura scorretta, viziata da un seno pesante, tante ore passate sui libri, davanti al computer o in piedi nei reparti. A causa di questo insieme di cose, ho iniziato a provare dolori alla spalla e un mal di testa correlato ai problemi al collo e alla spalla stessa. I dolori a quest'ultima sono comparsi a 16 anni, probabilmente causati dallo zaino troppo carico di libri. All'epoca, il fisiatra mi disse che era solo un problema di postura e mi consigliò di rinforzare la scarsa muscolatura col nuoto. Inutile dire che iniziai a nuotare ma i problemi, ovviamente, peggiorarono. Questi dolori, inizialmente periodici, diventarono invalidanti: provavo un grande dolore anche a riposo, tale da svegliarmi anche di notte con la brutta sensazione del mio omero che slittava in avanti. A soli 24 anni, senza nessun effettivo trauma, anche solo prendere qualcosa da uno scaffale era diventata un'impresa ardua. Arrivata a questo punto provai ad andare da un ortopedico, feci una risonanza con contrasto endoarticolare per capire la causa dei miei dolori e per trovare una “canonica soluzione medica”. La risposta fu la seguente: ”non c'è nulla da fare, hai diverse lesioni, puoi provare con un po' di fisioterapia per alleviare i sintomi ma ci sono pochi margini di miglioramento. Opereremo appena la situazione diventerà insostenibile”. Io però avevo deciso che non avrei fatto nessuna operazione, volevo trovare, almeno come prima opzione, un metodo più conservativo. Niente fisioterapia, dato che lo stesso ortopedico l'aveva già etichettata come scarsamente efficace. Allora diedi ascolto a mia madre, che aveva già provato beneficio col Rolfing: mi interessava l'idea che il suo obiettivo era riportare in equilibrio l'intera struttura e non solo la spalla dolente. Questo metodo sfrutta la manipolazione del tessuto connettivo stimolando i meccanocettori presenti sui tessuti. Era qualcosa che si sposava con la mia formazione: io sono un medico, in una famiglia di medici e per me tutto deve avere una spiegazione basata sull'anatomia, la fisiologia e via discorrendo. Iniziai le sedute e mi liberai gradualmente dal costante dolore alla spalla, dai risvegli notturni e dall'impossibilità di eseguire i più semplici gesti della vita quotidiana. Ovviamente il danno strutturale alla mia spalla rimane, ma la funzionalità di questa è assolutamente e decisamente migliorata. La mia muscolatura, nonostante le lesioni articolari che ne viziavano il movimento, ora lavora in perfetta armonia col resto del corpo. Come se non bastasse, ho acquistato una percezione corporea della quale, prima, non conoscevo neanche l'esistenza e oggi non vivo più il mio corpo passivamente. Mi rendo conto degli atteggiamenti sbagliati che assumo per stanchezza e cerco, portandoci l'attenzione, di correggerli, riuscendo facilmente a ritrovare e mantenere quella posizione eretta prima troppo scomoda e innaturale per me. Durante il trattamento sono tornata in piscina e, man mano che andavo avanti con le sedute, mi rendevo conto di essere integrata, fluida nei movimenti, più efficace nella nuotata, ogni sforzo mi pesava meno, e questo ha migliorato di molto le mie prestazioni. Tutto funzionava come un ingranaggio ben oliato. Anche nella corsa, da me sempre odiata, mi rendo conto che il mio movimento è, ora, più armonico, funzionale ed economico. In conclusione mi sento di dirvi: “meno antidolorifici più Rolfing”, perché bisogna risolvere il problema, non solo tacitarne momentaneamente il sintomo.
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Quando ci si sottopone a una seduta di Rolfing® si può stare tranquilli. Vi mettete nelle mani di un Rolfer™, un operatore qualificato che ha alle spalle una lunga ed accurata formazione. Il suo metodo di lavoro è verificato e attestato da un’organizzazione internazionale, che si fa garante della sua qualità ed efficacia e protegge il marchio e gli standard dell’Istituto (D.I.R.I. – Dr. Ida Rolf Institute®, Boulder USA) attraverso una politica di verifiche e di formazione rigorosa. Ecco perché il Rolfing, nato circa 100 anni fa, continua a essere praticato in ogni Paese e ad ottenere effetti e risultati, qualsiasi sia l’esigenza di chi vi si avvicina. “Prima di iniziare a lavorare, ogni Rolfer sottoscrive un codice etico e gli standard professionali; nel suo contratto con DIRI ed ERA (European Rolfing® Association e.V.) gli viene richiesto di aggiornarsi in modo continuo. I corsi per diventare un Rolfer™ e per la formazione permanente si svolgono negli Stati Uniti, in varie parti in Europa tra cui l’Italia, con il vantaggio di offrire lezioni nella nostra lingua e in città vicine, in Asia, Brasile e Sud Africa. – spiega Marcel Teeuw, Rolfer di Genova – ERA, l’associazione europea, garantisce la qualità dei training, controlla costantemente la qualità dei docenti e coordina la loro formazione. Dopo 3-7 anni di esperienza lavorativa e 18 crediti di formazione continua, il Rolfer può accedere alla formazione per diventare ‘Advanced Rolfer’. Esiste, poi, un altro percorso di formazione facoltativo, che approfondisce gli aspetti funzionali del nostro lavoro e le dinamiche del movimento, conseguendo il titolo di Rolf Movement Practitioner”. I Rolfer™ sono operatori che hanno concluso il Basic Rolfing Training (BRT), che dura nel formato modulare circa due anni e mezzo. Un contratto lega il professionista al DIRI, Il Dr. Ida Rolf Institute® è l’associazione americana fondata da Ida Paulina Rolf, la scienziata che nei primi anni del Novecento ha teorizzato questo particolare. Il DIRI demanda ad ERA di occuparsi delle dinamiche in chiave Europea, appunto, riguardanti il mantenimento degli standard di qualità, la gestione dei Rolfer e così via. Questa rete connette oltre 1.950 Rolfer in ogni continente, ed è attenta a mantenere alto il livello dei suoi professionisti, grazie a corsi e lezioni tenuti da docenti che arrivano da tutto il mondo. Lo stesso percorso per diventare insegnante è studiato in modo tale che solo persone molto motivate, con alto profilo professionale e competenze in costante aggiornamento, possano qualificarsi a ricoprire questo ruolo. Il mondo del Rolfing è alquanto attivo anche sul fronte della ricerca: sempre maggiori le evidenze a dimostrazione dell’efficacia del metodo Rolfing. Le evidenze scientifiche hanno portato alcuni Stati, come la Svizzera, a riconoscere il Rolfing Integrazione Strutturale nel sistema sanitario come terapia complementare. Per concludere e dare rilievo alla nostra realtà, uno spazio va lasciato ad AIR. Associazione Italiana Rolfing® è presente sul territorio nazionale da trent’anni, il prossimo giugno. Riunisce i Rolfer che lavorano in Italia e che desiderano riconoscersi in un’associazione professionale. A questo scopo, AIR, si è sottoposta alla verifica degli standard del Ministero dello Sviluppo Economico rientrando nell’elenco delle associazioni professionali riconosciute per il rilascio di attestazione di qualità dei propri Rolfer e, sotto la supervisione e grazie alla licenza fornita da ERA, ha fondato Formazione Rolfing Italia, che si occupa dell’organizzazione della formazione in Italia e in Italiano. AIR s’impegna costantemente nel mantenere alti gli standard di qualità ed etici dei nostri professionisti. Questo a tutela sia degli associati, sia dei clienti che cercano nel Rolfing quel metodo di lavoro corporeo che lo distingue dal resto delle discipline nel campo olistico per il tocco peculiare e lo scopo educativo che guida le persone alla scoperta di loro stessi, ritrovando rinnovata forza fisica, miglioramento del movimento e coordinazione. Per maggiori informazioni sulle attività didatiche e formative in Italia: www.formazionerolfing.it Per maggiori informazioni sulle attività didatiche e formative in Europa: www.rolfing.org
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"A World of Opportunity at Rolfing® School" è la video intervista a John Armstrong, presidente dell'European Rolfing Association e pubblicata sul sito ufficiale www.rolfing.org, in cui il si spiegano i vantaggi della formazione e soprattutto gli elevati standard con cui essa viene erogata. Docenti internazionali, di grande esperienza per un'alta formazione professionalizzante ideale per Rolfer™ che desiderano approfondire le loro conoscenze o per coloro già esperti in altre discipline e che desiderano intraprendere una percorso di formazione e approfondimento per diventare un Rolfer™. Pubblicato il 27/11/2019 in calce il video ufficiale. Per informazioni sulle attività formative in Italia, si rimanda al sito ufficiale della formazione www.formazionerolfing.it Fonte: European Rolfing® Association Articolo Originale: A World of Opportunity at Rolfing® School" Direzione Artistica: Marina Blandini (ITA) Edito da: Royal Academy – royalacademy.it Prodotto e supportato da European Rolfing® Association e.V. Tutti i diritti sono riservati














